Cronaca

giovedì 23 Aprile, 2026

Cameriera molestata dal capo, lui patteggia 16 anni. La sentenza oltre un decennio dopo i fatti

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L'uomo, 71 anni, si era difeso fin dall’inizio, negando di aver allungato le mani sulla lavoratrice: «L’ho trattata come una figlia ma non l’ho mai toccata»

Dopo l’assoluzione da parte del giudice per l’udienza preliminare di Trento, il ricorso per due volte in Cassazione e tre processi celebrati in Corte d’Appello (di Trento e Bolzano) che lo avevano riconosciuto invece colpevole di aver palpeggiato l’allora cameriera sua dipendente, ieri, a distanza di 13 anni dai fatti di cui era accusato, il ristoratore di Trento di 71 anni è stato di nuovo condannato. Alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione. A infliggergliela la Corte d’Appello di Trento. Una sentenza sul filo del rasoio della prescrizione: il troppo tempo trascorso rischiava infatti, da qui a pochi mesi, di cancellare la contestazione di violenza sessuale (nella forma lieve) al datore di lavoro nei confronti dell’ex dipendente, all’epoca dei fatti da poco maggiorenne. Per l’accusa l’aveva palpeggiata, molestata sessualmente, in due distinte giornate, una delle quali però giornata di chiusura del locale.

Il 71enne si era difeso fin dall’inizio, negando di aver allungato le mani sulla lavoratrice: «L’ho trattata come una figlia ma non l’ho mai toccata» la sua versione, che aveva ribadito anche alla giovane quando era tornata da lui per farsi pagare l’ultimo stipendio. Disposta a quanto pare pure a tornare a lavorare, purché non venisse molestata nuovamente. Giovane che, va detto, non è mai entrata nel processo per chiedere un risarcimento.

Procedimento lungo 12 anni
Un processo, quello a carico del ristoratore, che durava da tanto tempo. Troppo. Nel 2014 il giudice per l’udienza preliminare di Trento lo aveva assolto, ma dopo l’impugnazione della sentenza da parte della Procura il gestore del locale della città si era ritrovato ancora sul banco degli imputati ed era stato invece condannato dalla Corte d’Appello di Trento. A un anno e quattro mesi di reclusione. Era il 2016. Allora il suo difensore, l’avvocato Cristian Zamfir, aveva impugnato la sentenza, questa volta davanti alla Corte di Cassazione. Gli ermellini gli avevano dato ragione rispedendo il procedimento di nuovo davanti alla Corte d’Appello ma di Bolzano (in nuova composizione), per rifare il processo di secondo grado.

Parte offesa all’estero
Allora i giudici avevano disposto una rogatoria internazionale per sentire la versione della parte offesa, che si trova da tempo all’estero, nel suo Paese natio. Ma in quell’occasione la difesa dell’imputato non aveva avuto modo di partecipare. Di qui l’istanza del legale del ristoratore e il fascicolo che era stato rispedito di nuovo alla Corte d’Appello di Trento. Corte che aveva disposto appunto un’ulteriore rogatoria internazionale per raccogliere la versione dell’ex cameriera, in videoconferenza. Giovane, oggi di 31 anni, che appunto non si è mai costituita parte civile, che non ha mai preteso un risarcimento. E quella dell’allora cameriera era l’unica testimonianza raccolta come prova, non c’era ulteriore materiale probatorio.