Salute

mercoledì 15 Aprile, 2026

Intervento innovativo al Santa Chiara di Trento: tratto di uretere ricostruiti con tessuti presi dalla bocca: così sono stati salvati i reni di una paziente

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Il primario di urologia Cai: «Un esempio di chirurgia ricostruttiva mininvasiva»

Intervento innovativo e altamente specialistico all’Ospedale Santa Chiara, dove un’équipe multidisciplinare ha eseguito con successo una complessa ricostruzione dell’uretere utilizzando un innesto di mucosa buccale (prelevata all’interno del cavo orale) e la chirurgia robot-assistita.

L’operazione è stata condotta congiuntamente dall’Unità di chirurgia maxillo-facciale diretta da Lorenzo Trevisiol e dall’Unità di urologia guidata da Tommaso Cai.

Il caso riguardava un paziente affetto da una chiusura completa dell’uretere, insorta come complicanza dopo un precedente intervento chirurgico eseguito in un’altra struttura. Una condizione rara ma potenzialmente grave, che può compromettere la funzionalità renale se non trattata tempestivamente.

Per risolvere il problema, i medici hanno optato per una tecnica avanzata: il prelievo di tessuto dall’interno della bocca, effettuato dall’équipe maxillo-facciale, successivamente utilizzato per ricostruire il tratto ureterale danneggiato. «La mucosa buccale è particolarmente adatta perché resistente e ben vascolarizzata», ha spiegato Trevisiol.

La fase ricostruttiva è stata poi eseguita con il supporto della chirurgia robotica, che consente movimenti estremamente precisi e un approccio mini-invasivo. «Questo permette di ridurre il trauma chirurgico e favorire una ripresa più rapida», ha evidenziato Daniele Mattevi dell’urologia.

Determinante è stata la collaborazione tra le diverse specialità coinvolte. «La gestione multidisciplinare è oggi essenziale nei casi complessi», ha evidenziato Tommaso Cai. «La sinergia tra urologi, chirurghi maxillo facciali e anestesisti ha consentito di definire una strategia personalizzata e di utilizzare tecniche innovative per ottenere il miglior risultato possibile. L’intervento rappresenta un esempio concreto di come l’integrazione tra competenze diverse e tecnologie avanzate possa ampliare le possibilità terapeutiche anche nelle situazioni più difficili. L’obiettivo – hanno concluso Cai e Trevisiol – è continuare a sviluppare la chirurgia ricostruttiva mini-invasiva e modelli organizzativi basati sulla multidisciplinarietà, per garantire cure sempre più efficaci e all’avanguardia».