L'intervista

lunedì 13 Aprile, 2026

Ciclismo, Edoardo Zambanini pronto alla stagione mette nel mirino il Giro: «È uno degli obiettivi principali»

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Il corridore trentino della Bahrain Victorious si racconta dopo la Milano-Sanremo: tra sogni in rosa, classiche e il legame con il territorio. «La bici? Sarà un ritorno al passato, ma in positivo»

Sulle salite del Monte Teide, il vulcano immerso tra le nuvole di Tenerife, Edoardo Zambanini macina chilometri con la sua squadra, la Bahrain Victorious e guarda ai grandi appuntamenti della stagione. Dopo quattro ore di allenamento mattutino, il pensiero corre inevitabilmente al suo primo grande obiettivo: «Il Giro d’Italia sicuramente è uno degli obiettivi principali, ci sono tante tappe interessanti dove si può provare a fare qualcosa». Ma lo sguardo del ciclista di Ceniga di Dro va anche oltre la corsa rosa: «L’uso della bici è aumentato molto negli ultimi anni. Penso che sarà un ritorno al passato, ma in senso positivo».

Zambanini, l’inizio di stagione è sublimato nell’ottima prestazione alla Milano-Sanremo, decimo nel gruppo di testa a soli 4 secondi dal vincitore, il fuoriclasse Tadej Pogacar. Che emozioni ha provato?
«Nel finale stavo davvero bene e ho cercato di portare davanti Matej Mohoric, il mio capitano, sulla Cipressa e sul Poggio (salite iconiche della gara, ndr). Dopo il Poggio, l’ammiraglia ha comunicato che chi si trovava davanti poteva giocarsi la volata, così ho dato tutto. Ai 300 metri ero chiuso sulle transenne, poi si è aperto un piccolo varco e sono riuscito a sprintare. Sono molto contento, perché la Sanremo è sempre la Sanremo. Non era un obiettivo, ma ci tenevo a fare bene».

Quindi il grande obiettivo della stagione è il Giro d’Italia?
«Sì, sicuramente il Giro è uno degli obiettivi principali. Ci sono tante tappe interessanti dove si può provare a fare qualcosa. Prima però c’è anche il Giro delle Ardenne, dove cercherò di trovare la miglior condizione per arrivare pronto al Giro».

Che significato ha per lei la tappa che arriverà ad Andalo?
«È una tappa in cui probabilmente andrà via la fuga, quindi ci sarà grande battaglia fin dall’inizio. Se la squadra mi darà il via, proverò a entrarci anche io. Sarebbe un grande obiettivo, anche perché sono strade che conosco benissimo: ci ho pedalato tantissime volte da giovane. E poi correre con il pubblico di casa sarà qualcosa di speciale».

Allargando lo sguardo alle altre classiche italiane, è soddisfatto del suo rendimento?
«Alla Strade Bianche il mio compito era lavorare per i capitani fino al settore 6, quindi mi sono messo a disposizione e poi ho deviato verso Siena come previsto. Anche alla Tirreno-Adriatico avevamo una squadra molto forte con più leader, quindi il mio ruolo era di supporto. È stata una corsa molto tirata quindi ho lavorato per il team».

Prima del Giro, però, il calendario è ancora fitto. Dove la vedremo correre nelle prossime settimane?
«Adesso andrò in altura per prepararmi bene, poi correrò la Freccia del Brabante (venerdì 17 aprile), l’Amstel Gold Race (domenica 19) e la Freccia Vallone (mercoledì 22). Saranno gare importanti per trovare la condizione in vista del Giro, passando anche dalla Eschborn-Francoforte (venerdì 1° maggio)».

In mezzo a tutti questi impegni cadrà anche il suo compleanno, il 21 aprile: lo passerà quindi in gara?
«Esatto, ormai è una tradizione (ride, ndr). Pensavo di passarlo a casa quest’anno, perché inizialmente dovevo fare solo Brabante e Amstel, ma poi mi hanno aggiunto anche la Freccia Vallone. Quindi lo festeggerò in bici, come spesso succede».

Con una stagione così intensa, riesce mai a staccare dal ciclismo, magari a casa?
«Sì, a casa stacco. Non si parla praticamente mai di ciclismo. Fuori dalle corse preferisco staccare, perché siamo già concentrati tutto il giorno su questo».

Quindi la famiglia resta comunque un punto di riferimento fondamentale?
«Assolutamente sì, alla mia famiglia devo tantissimo. Così come devo molto anche alla mia prima società, la Ciclistica Dro. Sono ancora in contatto con loro, sento spesso Geltrude Berlanda, la presidente, e passo volentieri a salutare i ragazzi quando si allenano».

Il fatto di essere arrivato tra i professionisti può essere un esempio per i giovani della sua zona?
«Penso di sì. Quando mi vedono c’è sempre un po’ di ammirazione, ed è normale. Io cerco di essere disponibile, di scambiare due parole. Se posso trasmettere qualcosa, anche poco, ne sono felice».

Che messaggio vuole dare a questi giovani che la guardano come un modello?
«Di divertirsi il più possibile. Il tempo per allenarsi e pedalare c’è sempre, ma divertirsi è la cosa più importante, perché il tempo passa più veloce».

Da giovane sognava di diventare un velocista come Mark Cavendish. Oggi come si definirebbe?
«Adesso mi definisco un mix. Tengo bene sulle salite brevi, non sono uno scalatore puro ma nemmeno un velocista puro. Sulle salite da 15-20 minuti me la cavo e poi ho ancora un buon spunto veloce che mi porto dietro da quando ero più giovane».

Chiudiamo con uno sguardo più ampio. In questi giorni, a fronte dei problemi legati al rifornimento di carburante, si parla di un possibile ritorno alla bicicletta. Secondo lei può essere davvero il mezzo del futuro?
«Sì, lo credo. Lo abbiamo visto anche dopo il Covid: l’uso della bici è aumentato molto. Questo ha portato benefici anche al nostro mondo del ciclismo, con squadre più solide. Penso che sarà un ritorno al passato, ma in senso positivo. E spero che sempre più persone scelgano la bici».