L'intervista

sabato 11 Aprile, 2026

«Adesso ti spiego»: Isabella Ragonese porta a teatro il paternalismo linguistico. «Le parole non sono neutre»

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L'attrice in scena a Riva del Garda. «Le parole che usiamo rivelano la nostra società»

Le parole non sono mai neutre come sembrano: spesso veicolano disuguaglianze, pregiudizi e modi di mettere a tacere gli altri, soprattutto quando si parla di rapporti tra uomini e donne. Ed è proprio utilizzando come titolo «Adesso ti spiego», un esempio di frase apparentemente innocente, ma che nasconde in realtà un atteggiamento paternalista, che l’attrice, drammaturga e regista teatrale Isabella Ragonese porta in scena un reading che invita ad andare oltre le parole, per riconoscere quei comportamenti spesso minimizzati che costituiscono terreno fertile per la violenza contro le donne. L’appuntamento è per questa sera alle 21 all’auditorium del Conservatorio di Riva del Garda, nell’ambito di «Battiti d’aprile», l’anteprima primaverile del festival «Intermittenze», con una riflessione che, accompagnata dalla musica di Valeria Sturba, si muove tra le voci di Michela Murgia, Virginia Woolf, Dorothy Parker, Vera Gheno e Ilaria Gaspari.

Ragonese, perché il titolo «Adesso ti spiego»? Ha a che fare con il cosiddetto fenomeno del mansplaining con il quale gli uomini tendono a spiegare alle donne come funzionano determinate cose, ponendosi così in posizione di superiorità?

«Esatto. Il titolo è un omaggio a Michela Murgia e al suo libro “Stai zitta”, in cui vengono spiegate tutte le frasi che le donne si sentono dire. Tra queste, appunto, “Adesso ti spiego”, collegata al fatto che gli uomini tendono a dare per scontato che non siamo abbastanza ferrate sull’argomento: siamo eterne allieve e c’è sempre bisogno di un maestro che ci spieghi le cose, anche il lavoro che facciamo o la specializzazione che abbiamo».

Lo spettacolo porta in scena diverse voci, qual è il filo rosso che le collega?

«L’idea di fondo è stata quella di mettere insieme diverse voci femminili autorevoli, contemporanee e non solo, per una riflessione, sotto forma di flusso di coscienza, su varie tematiche legate al femminile e al linguaggio che si utilizza per parlarne. È proprio come fosse una conversazione, un ragionamento libero che passa da argomenti diversi ma appartenenti allo stesso ambito. Ambito che io trovo interessante perché, come attrice, lavoro con le parole e ritengo che quando si ha un lavoro che guida il pensiero degli altri (giornalista, scrittore, regista per esempio) sia fondamentale soffermarsi a riflettere sui termini che si usano, sul come si decide di raccontare una storia».

Perché ha scelto proprio queste autrici?

«C’è un albero genealogico delle riflessioni sul femminile che è sempre bello recuperare perché, purtroppo, non è raro che di argomenti prettamente femminili a parlarne siano gli uomini. Anzi, accade molto spesso: è ormai celebre una discussione avvenuta durante una trasmissione televisiva di approfondimento giornalistico in cui a parlare di aborto non c’era nemmeno una donna. Ecco, per combattere questa appropriazione è giusto portare voci femminili. A me viene naturale, perché le mie letture sono queste e, anche se non si può parlare di un’unica letteratura al femminile, perché le autrici sono diverse e trattano argomenti diversi, c’è comunque un terreno comune di esperienze vissute, nel piccolo e nel grande».

Quali sono, quindi, i temi che approfondisce «Adesso ti spiego»?

«Credo che una società che pensa bene, parla anche bene; quindi, si parla di linguaggio ma anche di tutto ciò che c’è dietro. Ad esempio, grazie a Vera Gheno trattiamo di come si presenta il femminicidio, di come dicendo “l’ennesimo” si normalizzi qualcosa che normale non è; mentre insieme a Virginia Woolf approfondiamo l’importanza dell’indipendenza economica, da lei trattata nel suo romanzo “Una stanza tutta per sé” e oggi attualissimo punto da non dimenticare quando si parla di femminicidi».

Ha già portato in scena questo spettacolo, cosa può dire del pubblico? Prettamente femminile o anche con una presenza maschile?

«Devo dire che, in generale nella mia esperienza teatrale, mi capita solitamente di vedere un pubblico a maggioranza femminile. È raro vedere un gruppo di uomini che vengono insieme a teatro, mentre non lo è per le donne. Proprio per questo ci tengo, con i miei lavori, a ricordare che ci sono molte scrittrici, autrici e pensatrici: le fruitrici sono per la maggioranza donne ed è strano che si parli così poco di loro, perché è giusto che il pubblico si riconosca in ciò che vede. Noi donne, invece, ci troviamo sempre a dover tradurre esperienze e storie con un io narrante maschile. Questo perché si dice che le autrici sono poche, quando non è assolutamente così: solo vengono dimenticate».

Qual è, nello spettacolo, il valore aggiunto della musica dal vivo di Valeria Sturba?

«Era da tempo che seguivo Valeria Sturba e che aspettavo l’occasione di lavorare con lei, perché è una polistrumentista straordinaria. È stato un bellissimo incontro: abbiamo lavorato con brani già pubblicati ma che si incastrano perfettamente con il racconto, in maniera molto emozionante. Un momento speciale è quando Valeria musica un ballo di Fred Astaire e Ginger Rogers, importante per notare, anche qui, la differenza di celebrità tra i due: per quanto facessero esattamente le stesse cose e per di più lei con i tacchi, lui è sempre più ricordato».

Come crede si uniscano l’arte della musica e quella del teatro?

«Il legame è indissolubile. Ho sempre pensato al teatro come a un atto musicale. Anche quando la musica sul palco non c’è, credo sia fondamentale che sia presente nel momento creativo, perché i testi possono sempre essere visti come delle partiture, ognuno con il proprio ritmo, e se sono scritti bene sembra quasi di cantarli. Io, ad esempio, in questo spettacolo ho scelto voci in prima persona, che arrivano a sembrare dei miei ragionamenti; pertanto, mi rendo conto di come la grande sfida nella lettura sia trovare la voce della scrittrice, il ritmo interno del pezzo. Questo, ovviamente, raggiunge l’apoteosi quando c’è anche la musica dal vivo».