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giovedì 9 Aprile, 2026

Il «testamento» di Gravina: «Calcio italiano ingessato e incapace di fare sistema, servono chiarezza e un passo in avanti»

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L'analisi in dodici pagine del presidente dimissionario: «La Serie A è tra i campionati più vecchi con pochi italiani e giovani, economicamente insostenibile e soffre di un gap nelle infrastrutture allarmante»

Dodici pagine circostanziate, sintesi di otto anni di lavoro, per una diagnosi completa su un calcio italiano malato che da decenni non riesce a guarire. Il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina come ultimo gesto di responsabilità verso un intero sistema da rifondare, affida ad un documento la sua analisi e le possibili soluzioni per una ripresa del movimento. Lo fa attraverso uno studio molto dettagliato, nel giorno della mancata audizione alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati che lo aveva convocato per chiedergli conto dello stato di salute del calcio italiano, appuntamento poi cancellato dopo il flop in Bosnia.

Gravina nella sua disamina parte da un principio che suona come un attacco ben preciso, ovvero che l’intero sistema è «ingessato» da interessi di singole componenti («Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe, quindi dei Club, e delle istituzioni»), e che i problemi del movimento non si risolvono con le sue dimissioni. Per il presidente uscente «serve un passo avanti delle componenti con il supporto del governo» sottolineando le varie criticità: «la Serie A è tra i campionati più vecchi con pochi italiani e giovani», c’è un sistema economicamente insostenibile («il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all’anno») con un gap nelle infrastrutture allarmante e «un’area del professionismo ipertrofica».

Gravina sottolinea che nel calcio italiano c’è dunque «una cronica incapacità di fare sistema» e nessuna collaborazione, anche qui di ‘sistema’, «per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale». Tra le proposte messe sul tavolo, il gettito scommesse e il tax credit modello cinema facendo poi riferimento a cosa il calcio italiano ha chiesto nel tempo alla politica, appelli che raramente si sono tramutati in aiuti concreti o semplicemente strumenti per crescere e competere. Gravina non si risparmia sottolineando come «troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprio falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate».

Il suo affondo arriva nei giorni in cui si apre la corsa per la sua successione che vede Giovanni Malagò in pole. Il ministro Abodi che con il suo intervento post eliminazione ha accelerato il processo di rivoluzione, non esclude ancora del tutto l’ipotesi commissariamento. «È una facoltà che è nelle disponibilità del presidente del Coni, quindi sarà il Coni stesso a valutare se ci sono i presupposti. C’è una data per le elezioni, io ho i miei convincimenti», ha dichiarato Abodi che sulla ipotesi Malagò presidente non si sbilancia così come sul ritorno di Antonio Conte sulla panchina azzurra: «Grande allenatore, spetta a Napoli e Figc valutare».