L'intervista

lunedì 6 Aprile, 2026

Noemi Speciale, dal negozio a cantautrice grazie allo studio da autodidatta: «Con la musica voglio raccontare le fragilità umane»

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La 25enne vive a Nave San Rocco: la settimana scorsa è uscito il suo singolo «Rallenta»

Se di giorno il suo volto è familiare a molti cittadini di Lavis che incrociano il suo sorriso dietro il bancone di un esercizio del centro, la sera si rifugia nel suo mondo fatto di chitarre e musica. È la storia di Noemi Speciale, classe 2001: di origini palermitane, Noemi è cresciuta a Lavis, anche se da qualche anno vive a Nave San Rocco. Diplomata in turismo presso l’Istituto Tecnico Economico Tambosi di Trento, ha debuttato lo scorso dicembre con il suo primo singolo “The one who holds you” e ora si prepara a lanciare “Rallenta”, uscita il 20 marzo scorso su tutte le piattaforme digitali.

Noemi, quando ha capito che la musica non poteva più restare chiusa in un cassetto?
«Ho sempre scritto testi, tra un cambio d’ora e l’altro a scuola. Qualcosa però mi bloccava: ricercavo la perfezione, aspettavo la canzone giusta, quell’incastro “magico” che non arrivava mai. Un giorno, poi, ho capito che la perfezione è un’illusione e che bisogna semplicemente lasciare che sia la vita a provvedere. Quando ho scritto “The one who olds you”, mi sono sentita finalmente pronta. Ho preso coraggio, ho cercato un produttore sui social e ho iniziato così a dare forma al mio progetto».

Il suo debutto è in inglese, ma il nuovo singolo “Rallenta” è in italiano. Com’è avvenuto questo passaggio?
«In passato l’inglese era il mio scudo. Forse mi nascondevo dietro una lingua straniera per timore di espormi troppo, o forse dipendeva dal fatto che ho sempre ascoltato artisti internazionali come Ariana Grande, Camila Cabello o i Vamps. Nell’ultimo anno, però, mi sono riavvicinata alla scrittura in italiano. Ho riscoperto la bellezza di esprimermi nella mia lingua grazie ad artisti come Gaia, Irama e, soprattutto, Michele Merlo».

Proprio a Michele Merlo è legato un momento fondamentale della sua crescita artistica
«Sì, nel 2021, colpita dalla sua storia e dalla sua sensibilità, ho acquistato la mia prima chitarra. Ho imparato da autodidatta, studiando per ore ogni giorno. Quando mi pongo un obiettivo sono molto determinata. La chitarra mi ha regalato la fiducia che mi mancava: ora posso accompagnarmi nelle cover e comporre i miei pezzi mettendo insieme gli accordi. Quando la impugno mi sento in un posto sicuro, libera».

Parliamo del nuovo singolo. Cosa dobbiamo aspettarci da “Rallenta”?
«Si tratta di un brano pop-elettronico con un sound che spinge molto, fatto per far ballare ma anche per far riflettere. L’ho scritto in un periodo in cui il mio corpo e la mia testa non riuscivano a comunicare. Parla della necessità di prendersi un attimo per respirare nel caos quotidiano. Infatti, nella base ci sono richiami ai rumori del traffico e delle macchine, per sottolineare quel contrasto tra la frenesia del mondo e il bisogno di fermarsi. È un brano genuino, dove ammetto che, anche se a volte ci si sente invincibili, si può anche sbagliare, e va bene così».

“The one who holds you”, invece, nasce da un’emozione molto diversa.
«Quella canzone è dedicata a una persona che mi ha scosso profondamente sin dal primo istante. È il racconto di una di quelle connessioni viscerali e rare che sono difficili da spiegare razionalmente, ma che ti cambiano nel profondo».

Quanto è importante il supporto di famiglia e amici?
«Molto, mi aiutano e mi danno la carica per poter continuare: so che senza di loro sarebbe sicuramente più difficile. Senza ipocrisie, però, tengo a dire che se oggi mi trovo qui a pubblicare musica è grazie al coraggio che la me ragazzina che scriveva canzoni di nascosto non avrebbe mai avuto la forza di tirare fuori».

Quello musicale è un mondo difficile, probabilmente già saturo di contenuti: come ci si inserisce senza venirne inghiottiti?
«Ho appena iniziato e di certo non pretendo che il successo arrivi tutto subito. Spero col tempo di sperimentare sempre più e trovare la mia identità musicale riuscendo ad arrivare a più persone possibili. Tanti vorrebbero fare questo mestiere ma la concorrenza è tanta: è difficile a volte impiegare tutte le proprie forze in un progetto, essere emozionati e pieni di entusiasmo, per poi non ricevere risposte dall’altro lato. Di certo, ci vogliono tanto impegno e dedizione, costanza, ma credo anche a volte ci voglia un colpo di fortuna: quel qualcosa che fa scattare nel pubblico la scintilla che ti fa emergere».

Cosa vede nel suo futuro?
«Vedo tanta musica. Scrivo continuamente e mi piace esplorare temi come la crescita personale, ma anche il dolore e, naturalmente, l’amore: tutto ciò che l’essere umano è chiamato a provare dentro di sé, almeno una volta nella vita. Non so dove mi porterà il destino, ma so che voglio fare questo e lo farò sempre. Ho deciso di non pormi più i limiti che ero solita pormi. Voglio solo continuare a raccontare e celebrare la vita attraverso le mie canzoni: è l’unica cosa che conta».