L'intervista

giovedì 2 Aprile, 2026

I big dello sport trentino contro Gravina. Mora (Coni): «Parole non rispettose: tutte le discipline sono dignitose)

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Per la presidente trentina «uno dei valori fondamentali dello sport è saper riconoscere gli errori e ripartire anche dalle sconfitte»

Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici». Le parole del presidente della Figc, Gabriele Gravina, pronunciate nel post partita di Italia-Bosnia, hanno suscitato stupore a livello nazionale, anche alla luce dei 16 anni che l’Italia ha affrontato – e affronterà – senza la partecipazione ai Mondiali di calcio. Dichiarazioni che si inseriscono nel contesto sportivo di una nazione che veste di azzurro non solo nel calcio. Una affermazione, quella di Gravina, che ha trovato eco anche tra gli atleti tra ironia e distacco. «Questa mattina sono andato a correre per diletto», ha scritto il mezzofondista e maratoneta trentino Yeman Crippa, mentre l’oro e argento olimpico nello short track Chiara Betti ha liquidato la questione con un «no komment». Sulla stessa linea anche il compagno di disciplina, il 4 volte medagliato olimpico Pietro Sighel, il quale ha scherzato: «dai che è il primo aprile, ci sta trollando tutti», dopo aver affermato «se può aiutare qualche calciatore, mi metto a disposizione per fare cambio». Da par suo Tommaso Giacomel, argento olimpico nel biathlon ha postato: «Se il calcio è professionismo, allora Sinner è un amatore. Avanti così», mentre l’olimpionico dello skicross Simone Deromedis si è detto «fiero di praticare uno sport di Stato». A queste considerazioni si aggiungono le parole di Paola Mora, presidente del Coni Trentino, che invita Gravina alla cautela: «Gli direi, se lo incontrassi, di essere più accorto nelle sue dichiarazioni e nel suo ruolo».

Presidente Mora, cosa sente di rispondere alle dichiarazioni di Gravina?
«Sono rimasta piuttosto perplessa. Per me lo sport è tutto grande e tutto dignitoso. Dipende da come lo pratichi, da come lo dirigi, da come lo alleni e da come lo tifi. Stabilire che uno sport sia “diverso” o superiore a un altro mi sembra quasi offensivo nei confronti di chi pratica tutte le altre discipline. Anche il concetto di professionismo è discutibile: se guardiamo al mondo senior, è evidente che esiste professionalità anche al di fuori del calcio, altrimenti crollerebbe tutto il sistema. Di certo, queste affermazioni non riflettono quei valori dello sport che cerchiamo ogni giorno di trasmettere, soprattutto ai più giovani».

Sembra quasi che il calcio si consideri uno sport elitario. Pensa che i soldi abbiano avuto un ruolo centrale in questo?
«Non credo sia solo una questione economica, ma di contesto. Il calcio è uno sport estremamente diffuso anche perché è istintivo. Basta infatti vedere un sasso per strada e spontaneamente lo si calcia. Ha una componente empatica fortissima, capace di coinvolgere generazioni e popolazioni diverse, anche in contesti meno favoriti economicamente. Proprio per queste caratteristiche, però, mi aspetterei da chi lo rappresenta una maggiore signorilità, oltre che rispetto verso tutte le altre discipline».

Quali responsabilità dovrebbero ricadere sulla figura del presidente della Figc?
«Proprio perché il calcio occupa una posizione dominante, chi lo guida dovrebbe essere ancora più corretto e rispettoso nei confronti degli altri sport. Trovo inoltre poco elegante sostenere che altre federazioni vivano solo di finanziamenti pubblici: anche fosse, tra i valori dello sport ci sono condivisione e inclusione, principi che dovrebbero essere sempre centrali».

Anche i giornali sportivi alimentano questa retorica, riempiendo le loro pagine quasi esclusivamente di calcio?
«Credo che il modo in cui i media raccontano lo sport influenzi profondamente la percezione delle persone. Dare spazio a una disciplina piuttosto che a un’altra può fare la differenza non solo a livello culturale, ma anche economico e in termini di sponsorizzazioni».

La comunicazione, quindi, influenza la percezione che si ha dello sport?
«Assolutamente sì. Più si parla di uno sport, più gli si dà valore. Quando invece l’attenzione cala, come accade spesso dopo eventi come le Olimpiadi, alcune discipline tornano nell’ombra. Questo vale anche per lo sport femminile, calcio compreso, che troppo spesso torna a essere una “Cenerentola”».

Se si trovasse davanti Gravina, che consiglio gli darebbe?
«Gli direi di essere più accorto nelle sue dichiarazioni e nel suo ruolo. Uno dei valori fondamentali dello sport è saper riconoscere gli errori e ripartire anche dalle sconfitte. È un insegnamento che diamo ai bambini, ma vale allo stesso modo anche per gli adulti».