Scuola

martedì 31 Marzo, 2026

Due studenti del liceo Prati campioni italiani di latino. «Non è una lingua morta, la disciplina ci insegna a dubitare»

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Tommaso Ferrari e Tommaso Manca trionfano ai Certamina nazionali

Due certamina, due successi. Tommaso Ferrari e Tommaso Manca, studenti della terza A del liceo classico Giovanni Prati, si sono classificati venerdì scorso rispettivamente al primo e terzo posto in due competizioni nazionali in cui era richiesta la traduzione di brani tratti dalle opere di due autori fondamentali della letteratura latina: Tacito e Virgilio.

Ferrari, accompagnato dalla professoressa Raffaella Improta, si è recato a Terni (città natale di Tacito secondo la tradizione) per affrontare altri 70 partecipanti alla XXXI edizione del Taciteum. La prova consisteva nella traduzione di un passo tratto dalle Historiae e intitolato «Antonio Primo guida le truppe di Vespasiano all’assalto dei Vitelliani a Cremona». «È stata la mia professoressa di latino a proporre il progetto in classe e ho deciso di partecipare — racconta Ferrari — L’anno scorso avevo preso parte al Certamen Horatianum a Venosa, ma senza ottenere risultati. Quest’anno nel momento in cui si è presentata l’occasione ho deciso di coglierla, seppure non avessi alcun tipo di aspettativa». E invece la vittoria era dietro l’angolo e Ferrari, oltre alla gloria, ha ottenuto anche un premio di 1.200 euro, erogato dal Lions Club Terni Host.

«È stata una bella esperienza, che mi ha permesso di conoscere tante persone con il mio stesso percorso di studi e con la mia stessa passione per la traduzione. Quando ho visto che il passo scelto era di ventidue righe mi sono un po’ spaventato, perché solitamente in classe le versioni sono più corte. Tuttavia avevamo quattro ore, un tempo sufficiente per la traduzione e la scrittura di un breve commento del brano». Sicuramente Tacito non è uno degli autori più facili da tradurre, anzi, alcuni suoi passi rappresentano un vero e proprio scoglio. Tuttavia «nonostante l’inconcinnitas — spiega Ferrari — ho trovato il brano più semplice e lineare rispetto ad altri affrontati in classe. Il fatto che l’argomento non fosse astratto, ma che fosse il racconto di una battaglia sicuramente ha aiutato».

Spostandoci dal Taciteum al Certamen Vergilianum Neapolitanum, passando dalla prosa alla poesia, troviamo la medaglia di bronzo conquistata da Tommaso Manca. Lo studente, accompagnato dalla professoressa Paola Andreotti, si è trovato a dover affrontare la traduzione di un passo del poeta mantovano. «È stata sicuramente un’esperienza formativa — dice Manca — anzitutto perché c’era un clima diverso da quello che c’è in classe durante i temi di latino. Sicuramente si respirava di più la competizione, ma questo mi ha permesso di mettermi ancora di più in gioco. Inoltre, ho potuto anche confrontarmi con altri studenti d’Italia e vedere le differenze e somiglianze di traduzione tra me e loro».

Il brano analizzato e tradotto da Manca era tratto dall’XI libro dell’Eneide: un monologo che Enea pronuncia nel momento in cui apprende della morte dell’eroe Pallante. In particolare il passo si sofferma sul dolore che prova Evandro, padre di Pallante. La scelta non è stata casuale: «i legami familiari» erano proprio il tema del Certamen.

Competizioni come queste riaccendono una questione molto dibattuta nel nostro paese: il futuro del liceo classico e l’utilità delle lingue antiche, erroneamente definite «lingue morte». «Sono dispiaciuto per il progressivo calo di iscrizioni al liceo classico», spiega amareggiato Tommaso Ferrari. «Il latino e il greco sono tutt’altro che morti, essendo alla base della nostra lingua e della nostra cultura. Lo studio di queste discipline aiuta a ragionare e dubitare partendo da un testo». Della stessa idea è Tommaso Manca: «Queste lingue non smettono mai di comunicare con noi e di farci riflettere. Ritengo che soffermarci sul nostro passato e sulla nostra tradizione culturale non sia inutile, ma anzi sia necessario».