La storia
domenica 29 Marzo, 2026
Dalle notti insonni alle piante rare: la rinascita social di Martina Simoni. «Crescendo le mie talee, sono cresciuta anche io»
di Liviana Concin
L'influencer dal pollice verde vive a Mezzocorona: «Quando è nato il mio terzo figlio non riuscivo a dormire: così ho trasformato la passione in lavoro»
Da San Michele all’Adige alla ribalta di Instagram, Martina Simoni, 38 anni, è un’influencer dal pollice verde. Autodidatta. Fino a pochi anni fa non esisteva nemmeno un nome per definirlo. Oggi «plant influencer» è un lavoro: selezionare, raccontare e vendere piante rare. Martina Simoni lo fa ogni giorno, tra social, collezionismo botanico e un pubblico che cresce. Negli ultimi anni il mondo delle piante da interno ha conosciuto una crescita evidente, accelerata anche dal periodo post-Covid. Case più vissute, più tempo tra le mura domestiche, una ricerca diversa dello spazio. Dentro questo cambiamento, Instagram ha fatto da cassa di risonanza. «Plant influencer» è l’etichetta che circola, ma dietro c’è un lavoro che tiene insieme conoscenza botanica, selezione e capacità di costruire un dialogo continuo con chi segue.
Su questo terreno nasce Luxury Leaf, il progetto con cui Martina seleziona e importa piante esotiche di alto valore. La ricerca si concentra soprattutto sulle Araceae, una famiglia che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione dei collezionisti per forme, colori e variegature. La pianta smette dunque di essere elemento decorativo e diventa oggetto di ricerca, di cura, di investimento, anche economico. Un mercato di nicchia, ma in espansione, che si muove tra collezionismo e design d’interni, dove estetica e competenza devono stare insieme. La presenza delle piante nelle case parla così di un rapporto diverso con la natura, portato dentro ambienti quotidiani, spesso lontani dai contesti naturali. Trovare online qualcuno che condivida questo amore appassiona follower da tutta Italia che a decine di migliaia seguono Martina Simoni sulla piattaforma Meta, dove la giovane rotaliana condivide racconti e immagini delle proprie piante. A questo si aggiunge un’attività costante di spiegazione: come si gestisce una pianta, quali condizioni richiede, cosa aspettarsi nel tempo. Allora “influenzare” diventa anticipare le mode, raccontare piante non comuni, accompagnare chi acquista, evitare aspettative sbagliate, costruire consapevolezza, oltre al numero dei follower, come racconta Martina.
Come spiegherebbe il suo lavoro a qualcuno che non ha mai sentito parlare di «plant influencer»?
«Spiegando proprio che non è la strada classica dell’influencer quella che voglio intraprendere. Non quella fatta di contenuti in trend. Il mio profilo lo considero piuttosto un diario vivo, uno spazio in cui coltivo prima di tutto me stessa, in modo autentico, in relazione a ciò che le piante mi trasmettono fin dall’inizio del mio percorso. Attraverso la selezione di piante particolari e rare, cerco di portare qualcosa di nuovo, ma soprattutto di dare un’anima a questo: al lavoro che c’è dietro, alla cura, alla ricerca di cose nuove. Il mio progetto è sviluppare un linguaggio visivo, un’arte botanica».
«Quando è diventato qualcosa di più di una passione? C’è stato un momento preciso?
«In realtà sì, in un periodo molto faticoso della mia vita, quando è nato il mio terzo bambino e mi ha portato una grande gioia ma anche una brutta insonnia. Volevo continuare a “fare” pur stando a casa: in passato ho lavorato come cassiera, ma mi sono trovata a chiedermi nuovamente chi fossi e cosa volessi fare da grande. Così, di notte, ho iniziato a fare talee. E vedendole crescere, con loro, sono cresciuta anche io, finché sono arrivata a scoprire gli Anturium, e da lì ho iniziato anche a impollinare, e a fare i primi video sui social. Avevo un bel ritorno, mi faceva stare bene, e allora è diventato un lavoro».
Cosa cerca davvero chi la segue: piante rare o consigli quotidiani?
«C’è sicuramente una grande ricerca di consigli sulla cura delle piante da interno, soprattutto per chi si avvicina a questo mondo per la prima volta. A segnare un nuovo inizio, però, sono le piante variegate da collezione, con foglie dalle sfumature e dai colori particolari. La prima di questa nuova scuola sono le nuove mutazioni della Monstera Deliciosa, tra le più richieste e presenti anche nella mia serra casalinga e sempre più in espansione anche in Europa.
Dietro una pianta rara c’è un lavoro importante. Qual è la parte meno visibile del suo lavoro?
«Il lavoro che spesso non si vede è quello che parte da qualcosa emotivo. Prima ancora delle competenze tecniche, c’è la passione, l’amore incondizionato e la capacità di prendersi cura. Importare e selezionare piante significa confrontarsi con esemplari unici, tecniche di vivaio, creare una vera e propria galleria di piccole opere d’arte naturali. Il trasformare una pianta in un pezzo unico, che cambia forma in base alle condizioni ambientali, alle relazioni con l’uomo».
Parla spesso di relazione con le piante, come riassumerebbe la sua fuori dai social?
«È una relazione viva, perché la materia con cui lavoro è vivente e reagisce a come me ne prendo cura. È soprattutto uno spazio di ascolto. È proprio in questo legame che ho riscoperto quanto le piante possano insegnarci: il rispetto dei tempi, la capacità di aspettare, l’importanza dell’attenzione e della fiducia. È un legame che fa emergere tante cose che fanno parte della nostra vita e vengono trasmesse di conseguenza».
Senza Instagram, questo lavoro si potrebbe fare lo stesso?
«Sarebbe dura, certamente è una vetrina pazzesca che fa si che siano gli altri a cercare te. Quello che voglio io però è che i social servano non per uniformarsi, ma per far emergere i talenti delle persone e di progetti. L’unicità vince sul virale, per me».
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