Il processo
sabato 28 Marzo, 2026
Molestie alla badante, pensionato a processo a Trento: la donna chiede 30mila euro
di Benedetta Centin
La 35enne, assunta come colf e convivente, racconta molestie e avances subite da un pensionato trentino. Il 70enne a processo nega le accuse: «Ero innamorato e ricambiato»
Un pensionato le aveva proposto un lavoro, e cioè di tenere pulita la sua abitazione, dove comunque le veniva assicurato un alloggio, e di occuparsi di lui facendo la spesa, cucinandogli i pasti e provvedendo alle sue necessità quotidiane. Ma certo la colf e badante 35enne non si sarebbe aspettata di dover subire a più riprese le mani dell’anziano addosso, a palpeggiarla insistentemente, i suoi baci in più punti, la proposta di rapporti intimi con sex toys e materiale pornografico. La donna, se sulle prime, temendo di perdere il lavoro e di essere allontanata da quella casa, aveva acconsentito a una richiesta scabrosa del 70enne, tempo quattro giorni — in cui aveva subito in più occasioni le molestie del pensionato, che si era ritrovata anche a letto, del tutto nudo che cercava di abbracciarla — aveva lasciato l’abitazione, scappando da quell’incubo. Eppure a suo dire aveva messo le cose in chiaro fin da subito, dicendo più volte al padrone di casa che non gradiva quei comportamenti morbosi sul lavoro, e questo lo aveva anche ribadito via messaggio secondo la sua versione. Ma niente. Il pensionato sarebbe stato insistente. E stanca di subire, disgustata, esasperata da quella situazione, aveva mollato in tronco il lavoro. Per poi denunciare quanto subito.
«Danni per 30mila euro»
A distanza di poco più di un anno dai fatti denunciati, assistita dall’avvocata Elena Gabrielli, la 35enne, costituitasi parte civile, chiede 30mila euro di danni all’ex datore di lavoro finito a processo. Per violenza sessuale l’accusa, o meglio, per aver costretto la parte offesa, anche con abuso di autorità, in qualità appunto di datore di lavoro, a compiere e subire atti sessuali a gennaio 2025. «Lo avevo ripetuto più volte, anche tramite messaggio, che non gradivo quei comportamenti, non acconsentivo proprio. Io volevo solo poter lavorare» avrebbe spiegato la donna.
Lui nega: «Ero innamorato»
L’imputato, difeso dall’avvocato Nicola Zilio, ha sempre negato fermamente le contestazioni formalizzate dalla Procura e ha già reso interrogatorio chiarendo la propria posizione.
«Io ero innamorato di quella donna ed ero anche ricambiato» la versione del 70enne trentino finito a processo davanti al tribunale collegiale (l’udienza di ieri è stata rinviata al prossimo settembre).
Le pesanti accuse
Secondo quanto messo nero su bianco dalla Procura di Trento, l’uomo avrebbe approfittato della sua posizione, di aver cioè concesso lavoro e alloggio alla 35enne, per farsi toccare da lei e costringerla a compiere degli atti sessuali. La badante aveva acconsentito a una prima morbosa richiesta, temendo di essere messa alla porta.
Ed è stato un crescendo secondo l’accusa. Il 70enne più volte, con violenza e in modo repentino, mettendole davanti la possibilità di perdere lavoro e alloggio, avrebbe cercato il contatto fisico con la donna, toccandola in più punti, anche intimi, il corpo, sopra i vestiti; mettendole il braccio intorno ai fianchi, baciandola palpeggiandola insistentemente sulle cosce durante il viaggio verso una seconda casa dell’uomo. Questi si era portato al seguito sex toys e materiale pornografico convinto di consumare, ma quando si era infilato nel letto della badante del tutto nudo e aveva cercato un contatto la donna, questa si era divincolata e se n’era andata. Dal letto e da quel lavoro che invece che un’opportunità era diventato un tormento, un’angoscia.
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