L'intervista

giovedì 26 Marzo, 2026

Angelo Bonelli e l’agenda del campo largo: «Stipendi, sanità e crisi climatica: si vince su questi temi per sconfiggere la destra anche in Trentino»

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Il portavoce di Europa Verde esulta per la vittoria dei "No" al referendum sulla giustizia. «Voto storico, ora Schlein e Conte scrivano il programma. Meloni ha offeso l'intelligenza dei cittadini»

Il voto espresso dagli italiani e dalle italiane al referendum della giustizia è stato netto. Con oltre 14.400.000 voti contrari (pari al 53,74%), la riforma varata dal centrodestra è stata infatti cassata dal giudizio degli elettori. Di fronte a questo dato ci sono più valutazioni da fare. Da un lato quelle relative all’affluenza, al 58,93% e dunque in ripresa rispetto al calo degli ultimi tempi. Secondo gli analisti, a pesare è stato il voto dei giovani e di chi, in passato, aveva perso la volontà di votare.

Da un altro lato, il risultato elettorale pone un chiaro tema politico. Con una così importante affluenza al voto, contrassegnata da una netta contrarietà alla riforma – sostenuta oltretutto da diversi esponenti di centrosinistra, tra cui il terzo polo di Calenda, dall’area dei radicali e da alcuni esponenti del Partito Democratico – a uscirne indeboliti sono sia il governo a Roma, sia quello di piazza Dante. O quantomeno a esserne convinto è Angelo Bonelli, portavoce di Europa verde e deputato alla Camera di Alleanza verdi e sinistra (Avs), residente a Rovereto.

Angelo Bonelli, è soddisfatto della risposta degli italiani al referendum?

«Assolutamente sì. Quella di ieri è stata una giornata storica, contraddistinta da una straordinaria mobilitazione e partecipazione degli italiani in difesa della Costituzione. La destra ha provato ad assalirla, basando il suo consenso sulle menzogne. La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha offeso l’intelligenza degli italiani dicendo che con il “Sì” ci saremmo liberati di stupratori e pedofili. Per fortuna, gli italiani sono molto più intelligenti e hanno reagito con forza».

Secondo lei erano davvero in gioco l’indipendenza della magistratura e, di riflesso, la tenuta della nostra democrazia?

«Sì. La riforma era fatta proprio per condizionare politicamente le scelte della magistratura. Sono convinto che dal cielo Sandro Pertini, Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, Nilde Iotti e tanti altri stanno applaudendo a questo momento. Devo però anche dire che questa mobilitazione ci assegna una grande responsabilità. Il ritorno al voto non va tradito. Noi, come forze di opposizione, abbiamo il dovere di costruire un’alternativa seria alla destra, che tratti i temi del lavoro, della precarietà, degli stipendi che sono i più bassi d’Europa, di una sanità pubblica abbandonata, della pace, della lotta al cambiamento climatico».

Ecco, questo è un punto fondamentale. La pars destruens, volta a dire «No» alla riforma, è andata a buon fine. Ora il «campo largo» deve puntare sulla pars costruens, costruendo davvero un’alternativa alla destra. Su quali basi si può fare?

«Dobbiamo dire ai giovani e a tutti coloro che hanno votato quale sia l’idea di Italia che vogliamo. La proposta che faccio è che Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si incontrino per costruire il programma per l’Italia basato su quattro o cinque punti fondamentali in netta rottura con la destra, che è stata supina alle politiche della guerra di Netanyahu e Trump. Cambiamenti climatici, stipendi bassi, sanità pubblica, scuola: sono tutti temi fondamentali alla base di un programma che ci permetterà di vincere».

Nel suo elenco non ha incluso leader come Matteo Renzi, di Italia Viva, e Carlo Calenda, di Azione. Un lapsus?

«Carlo Calenda si è tirato fuori lui dalla coalizione, riproponendo una serie di questioni programmatiche che per noi non sono credibili. Penso al nucleare per esempio. Dopodiché, per quanto riguarda gli esponenti del campo largo, non ci sono preclusioni: chi condivide il nostro programma è il benvenuto».

Questa coalizione dovrà puntare su un leader. L’idea lanciata da Giuseppe Conte è di effettuare delle primarie. Cosa ne pensa? Come Alleanza verdi e sinistra avete qualche proposta?

«Io penso che il tema centrale non sia quello del leader, ma il programma. Non possiamo fare operazioni di salotto. Noi dobbiamo dire agli italiani qual è l’Italia che vorremmo proporre loro. E deve essere un’Italia più giusta fiscalmente e socialmente. Non è ammissibile che ci siano 79 super miliardari mentre i giovani prendono meno di 600 euro nei call center. Sono queste le priorità da affrontare».

Guardiamo anche al locale. Questo voto ha delle ripercussioni anche sul governo provinciale guidato da Maurizio Fugatti?

«Certo che sì. La maggioranza espressa dalle urne ha dato un segnale forte anche alla maggioranza politica trentina».

Pensa che anche in Trentino l’antagonista del centrodestra sia un campo largo?

«Assolutamente sì. La creazione di un campo largo è necessaria».

E come vede la possibile candidatura a presidente dell’attuale sindaco di Trento, Franco Ianeselli?

«Ci tengo molto a rispettare le autonomie locali, e dunque sono convinto che gli esponenti di Avs e del centrosinistra trentino riusciranno a prendere la decisione migliore. Penso comunque che Ianeselli sia un buon sindaco».