Giustizia

giovedì 19 Marzo, 2026

Aggredì e cercò di violentare una tirocinante del Santa Chiara: 30enne a processo dopo l’arresto

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L'imputato deve rispondere di due episodi avvenuti tra il parco delle Albere e l'ospedale. La perizia psichiatrica conferma: «Capace di intendere e volere al momento dei fatti»

Il 14 febbraio di un anno fa, con un solo lenzuolo a coprire il corpo nudo, aveva seguito per strada e spinto a terra una tirocinante 21enne del Santa Chiara che stava entrando all’ospedale per il suo turno diurno: l’uomo l’aveva immobilizzata da dietro usando le gambe e le aveva bloccato le braccia cingendola all’altezza del seno, toccandola e mordendole la giacca all’altezza della spalla, urlando che avrebbe abusato di lei. Ma grazie al tempestivo intervento di due operatori del Santa Chiara in quella via Orsi, all’altezza del vecchio ingresso del pronto soccorso, la violenza era stata bloccata sul nascere e l’uomo era stato arrestato in flagranza per violenza sessuale. Si tratta di un cittadino pakistano di 29 anni, di fatto un senza fissa dimora, ancora in carcere da allora. Ieri, scortato dalla polizia penitenziaria, è comparso in tribunale davanti al giudice per l’udienza preliminare Gianmarco Giua, per il processo con rito abbreviato (chiesto dalla difesa) che dovrà celebrarsi e che in caso di condanna gli concederà lo sconto di un terzo della pena.

Uniti i due procedimenti

Ma questo non è l’unico episodio di cui deve rispondere. Nel procedimento ne è stato incorporato anche un secondo, relativo a un episodio, sempre di violenza sessuale, ma ritenuta in forma lieve, avvenuto qualche ora prima, il giorno 13, ma all’interno dell’ospedale. Dove l’immigrato era stato portato la notte prima, dopo che al parco delle Albere, in evidente stato di alterazione, aveva dato fuoco ai propri vestiti e si aggirava nudo. In ospedale si era chiuso in bagno per toccarsi e quando, proprio per quel suo comportamento inaccettabile, un’operatrice di 31 anni aveva cercato di accompagnarlo all’uscita, lui l’aveva toccata con insistenza sulle natiche. Le due donne si sono costituite parte civile, la più giovane con l’avvocato Tommaso Fronza, sollecitando 50mila euro di risarcimento, la 31enne, assistita dall’avvocato Paolo Chiariello, ha invece quantificato in 15mila euro.

La perizia psichiatrica

La difesa, nella persona dell’avvocata Denise Boriero, aveva sollecitato l’acquisizione della documentazione relativa a precedenti procedimenti penali (instaurati fuori dal Trentino) in cui il 30enne era stato giudicato incapace di intendere e volere, anche sottoposto a Tso, il trattamento sanitario obbligatorio. La perizia psichiatrica delegata dal giudice ha invece stabilito che l’imputato è in grado di stare a giudizio, di affrontare cioè il processo, e capace di intendere e volere al momento dei fatti. Per lo specialista infatti la psicosi indotta dalla cannabis non è tale da configurare una eventuale incapacità. La sentenza potrebbe esserci già tra due mesi.