La polemica
mercoledì 18 Marzo, 2026
Il consiglio non revoca la cittadinanza a Mussolini, la delusione di Ianeselli: «Una vergogna e uno sfregio alla nostra storia, le questioni ideali non sono mai una perdita di tempo»
di Redazione
Il primo cittadino duro contro le posizioni delle minoranze che hanno sabotato l'iniziativa: «Non si può stare contemporaneamente con De Gasperi e il duce. Era una questione da risolvere in pochi minuti»
Una «vergogna», uno «sfregio alla nostra storia», un «oltraggio alla città». Non usa giri di parole il sindaco di Trento Franco Ianeselli per commentare l’esito del voto con cui il consiglio comunale ha respinto la delibera per la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini.
«Lo dico senza mezzi termini: è una vergogna che Benito Mussolini rimanga cittadino onorario di Trento . dichiara il primo cittadino – Ed è desolante che ieri sera una parte del Consiglio comunale non abbia colto l’importanza simbolica della revoca della cittadinanza all’uomo che ha portato l’Italia sull’orlo dell’abisso». Ianeselli punta il dito contro le ambiguità di chi dichiara di riconoscersi nei valori della democrazia affossando allo stesso tempo questo tipo di iniziative: «Gli omicidi politici, da Matteotti ai fratelli Rosselli, il manganello, il confino e le purghe riservati agli oppositori, le leggi fascistissime che hanno soppresso ogni libertà, le leggi razziali, la sciagurata entrata in guerra accanto al Reich di Hitler, le atrocità e i massacri compiuti durante le guerre coloniali: pensavo che la lunga lista di nefandezze di cui si è macchiato Mussolini sarebbe bastata a liquidare la questione in pochi minuti – prosegue – Non è stato così e questo è gravissimo perché si tratta di uno sfregio alla nostra storia. Ricordiamoci che il fascismo ha incarcerato Alcide De Gasperi, lo statista trentino che tutti a parole omaggiano in ogni occasione pubblica. Ma non si può stare con De Gasperi e insieme con Mussolini. Ricordiamoci che Trento è stata insignita della Medaglia d’oro per il suo contributo dato alla Resistenza, ricordiamoci il sacrificio di partigiani come Giannantonio Manci, Mario Pasi, Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato».
Duro l’affondo nei confronti delle motivazioni di centrodestra e GenerAzione, le minoranze che hanno disertato il voto: «Ci è stato detto che votare per revocare la cittadinanza a Mussolini era una perdita di tempo – conclude il primo cittadino – Obietto che, se c’era la volontà, la faccenda poteva essere risolta in pochi minuti. E ricordo che le questioni ideali non sono mai una perdita di tempo: servono anzi a chiarire quali sono i nostri valori di riferimento, aspetto tutt’altro che irrilevante nel contesto storico che stiamo vivendo. Anche evocare il pericolo di cadere nella cosiddetta cancel culture mi è sembrato pretestuoso: qui non si trattava infatti di abbattere una statua o di rimuovere un dipinto ma di revocare un’onorificenza a un uomo indegno, a un criminale, a un dittatore, a un mandante di molteplici omicidi. Qualcuno in aula ha dichiarato che la revoca della cittadinanza sarebbe stata ininfluente perché la destra italiana ha già fatto i conti con il passato. Io credo che questa affermazione non sia valida per tutta la destra. La verità è che ancora oggi c’è chi tiene i busti dell’aguzzino Mussolini in salotto. E non prova nessun fastidio pensando che il duce continuerà ad essere un concittadino ad honorem dei trentini. È un oltraggio alla nostra città».
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