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mercoledì 11 Marzo, 2026
Crisi del petrolio nel Golfo: l’Aie libera 400 milioni di barili di riserve. Von der Leyen: «Stop dipendenza da fossili»
di Redazione
L’Agenzia internazionale dell’energia interviene contro il caro prezzi e il blocco di Hormuz: l’Europa conferma le sanzioni alla Russia e punta su rinnovabili e nucleare
Di fronte all’impennata dei prezzi del petrolio, l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) corre ai ripari. I 32 Paesi membri dell’organizzazione nata in seguito alla crisi petrolifera del 1974 hanno concordato all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza. La mossa era stata anticipata dall’annuncio di Germania e Giappone di attingere alle proprie scorte.
«Le perturbazioni nel Golfo si ripercuotono rapidamente sui prezzi ovunque. Finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti», avverte la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%», ovvero «10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza».
A destare più preoccupazioni è il blocco dello stretto di Hormuz, dove nel 2025 c’è stato il transito di una media di 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Per l’Unione europea non è ancora il momento di varare misure d’emergenza come accadde nel 2022, perché la situazione potrebbe rientrare rapidamente, se le operazioni militari si arresteranno.
Quello su cui non si deve tornare indietro è invece l’abbandono delle fonti fossili, che creano dipendenze esterne e sono sempre soggette a instabilità geopolitica, e continuare sulla strada delle rinnovabili, e ora anche del nucleare di quarta generazione. Di certo, l’idea sostenuta da alcuni di «tornare ai combustibili fossili russi sarebbe un errore strategico», avverte von der Leyen.
«Questo non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia», ripete dopo, commentando la decisione dell’Aie insieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Insomma, l’idea di Donald Trump di sospendere le sanzioni sul petrolio russo per alcuni Paesi come l’India non è piaciuta agli alleati, che hanno concordato a livello di G7 anche un price cap sul prezzo del greggio di Mosca.