Sanità

lunedì 9 Marzo, 2026

Il paradosso dei trapianti in Trentino: record di interventi a cuore fermo, ma aumentano i «no» all’anagrafe

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I dati del 2025 evidenziano l'eccellenza della sanità trentina, ma le opposizioni alla donazione salgono al 26,5%. Gli esperti: «Serve una nuova sfida culturale sulla fiducia»

Trento si conferma al centro della rete d’eccellenza del programma di donazione e trapianti del Nord Italia. La riunione tecnico-scientifica 2026, svoltasi nel capoluogo, ha scattato una fotografia nitida e a due facce del sistema: da un lato l’eccellenza clinica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit), capace di gestire procedure di altissima complessità, e dall’altro un dato sociale preoccupante che vede crescere il muro della diffidenza tra i cittadini al momento del rinnovo dei documenti.

Il 2025 è stato l’anno della svolta tecnologica e organizzativa per la sanità trentina grazie al traguardo della prima donazione “Full Dcd” (Donation after cardiac death). Si tratta di una procedura di estrema complessità in cui il prelievo degli organi avviene dopo un arresto cardiaco accertato per oltre 20 minuti. In questo lasso di tempo, grazie a un coordinamento multidisciplinare perfetto, è stato possibile donare la totalità degli organi, incluso il cuore, posizionando il Trentino ai vertici della rete nazionale trapianti per competenze chirurgiche e gestionali.

Il monitoraggio dell’ultimo anno evidenzia un cambiamento strutturale profondo nel sistema delle donazioni. Complessivamente sono stati registrati 18 donatori di organi, con un balzo significativo delle procedure dopo arresto cardiaco, passate da un solo caso nel 2023 a ben sette nel 2025. Questo incremento ha permesso di compensare il calo fisiologico delle donazioni dopo morte encefalica, garantendo la tenuta del sistema. Parallelamente, si è registrata una grande espansione nella raccolta di tessuti, in particolare per quanto riguarda la placenta durante i tagli cesarei a Trento e Rovereto e il tessuto osseo, la cui raccolta coinvolge ora tutte le sale operatorie ortopediche della provincia, da Borgo Valsugana a Tione.

Nonostante questi successi in sala operatoria, il congresso ha lanciato un forte segnale d’allarme sul fronte della consapevolezza dei cittadini. I dati relativi alle dichiarazioni di volontà rilasciate presso gli uffici anagrafe comunali mostrano infatti un trend negativo. In Trentino, le opposizioni alla donazione registrate durante il 2025 sono salite al 26,5%, segnando un peggioramento rispetto al 24% dell’anno precedente. Sebbene la provincia resti ancora virtuosa rispetto alla media nazionale, il dato cumulativo locale ha raggiunto il 21,4%. A preoccupare i professionisti è soprattutto il contesto italiano, dove il salto in avanti delle opposizioni è stato brutale, passando dal 36,3% al 40,1% in un solo anno.

Questa tendenza richiede, secondo gli esperti, una riflessione che vada oltre la tecnica medica. Il direttore generale di Asuit, Antonio Ferro, ha ammonito che la sfida del futuro è profondamente culturale e passa necessariamente per la costruzione di un nuovo rapporto di fiducia con la popolazione. Il trapianto deve essere percepito non solo come una terapia d’avanguardia, ma come un atto di responsabilità collettiva che dipende esclusivamente dall’altruismo dei singoli.

Un altro pilastro fondamentale emerso dalla riunione riguarda la sicurezza della logistica. L’assessore alla salute, Mario Tonina, ha sottolineato come la Giunta provinciale abbia recentemente deliberato per rafforzare il coordinamento multidisciplinare nel trasporto degli organi. Questa fase delicata deve garantire rapidità e tracciabilità totale, funzionando come un anello di precisione tra strutture sanitarie, sistemi di emergenza e autorità competenti per trasformare un gesto di generosità in una concreta possibilità di vita.

L’evento di Trento ha riunito professionisti provenienti da Lombardia, Veneto, Marche, Liguria e Friuli Venezia Giulia, realtà che condividono protocolli di formazione continua e supporto psicologico per le famiglie dei donatori. Le sessioni tecniche hanno approfondito le nuove frontiere del trapianto di rene da vivente e l’uso di innovazioni tecnologiche per la conservazione degli organi, confermando che sebbene la medicina stia superando confini un tempo impensabili, il sistema resta fragile senza un rinnovato patto di solidarietà con la cittadinanza.