Tribunale
domenica 8 Marzo, 2026
Cinquantenne maltratta il papà anziano malato: ora per lui inizia un percorso di giustizia riparativa
di Benedetta Centin
L'uomo, residente in val di Fiemme, è detenuto a Trento. Deve rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia
Ha chiesto e ottenuto dal tribunale di essere ammesso al programma di giustizia riparativa il 50enne della val di Fiemme che si trova a processo per rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia, ai danni dell’anziano padre con cui conviveva, in gravi condizioni per un tumore e debilitato anche dalle cure. Per l’accusa offendeva e denigrava di continuo il 75enne, infierendo con minacce come «Ti spacco la testa in due», non senza alzare le mani su di lui, incurante del suo stato di salute, costringendo il genitore a vivere nel terrore e in uno stato di soggezione. In un’occasione, dopo qualche bicchiere di troppo e per un prestito di soldi negato, lo aveva anche picchiato con violenza a volto e capo, mandandolo in ospedale con un trauma cranico facciale ed ecchimosi al volto, per una prognosi di cinque giorni. Lesioni, queste, considerate aggravate.
Ma non è tutto perché l’imputato deve rispondere anche di aver fabbricato, in preda a un delirio innescato dall’abuso di alcol, delle molotov tra le mura di casa. Tre bottigliette incendiarie. Appunto bottiglie di plastica riempite di liquido infiammabile, con tanto di innesco costituito un pezzo di stoffa sul collo del contenitore. La sera in cui aveva aggredito il padre le aveva usate per minacciare la zia arrivata in soccorso all’anziano. «Se chiami i carabinieri ti incendio, ti brucio casa» il tono delle intimidazioni alla parente che non si era lasciata spaventare e data la situazione quel giorno di inizio novembre scorso aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Che avevano poi arrestato il 50enne. Alla vista dei militari infatti l’uomo, fuori di sé, aveva opposto resistenza, sperando così di riuscire a scongiurare il controllo e la perquisizione. Si era addirittura barricato nell’appartamento, minacciando anche loro. «Non ho niente da perdere, vi tiro le molotov» aveva detto loro. E ancora: «Non salite o finesce male» e «Vi faccio male, ho già fatto dieci anni di gabbio», e cioè di carcere, le parole dell’imputato che era già incappato in passato in guai con la giustizia.
Ora, su richiesta dell’avvocato difensore, Marco Vernillo, il tribunale collegiale ha ammesso l’imputato al programma di giustizia riparativa, un percorso che affronterà dal carcere di Spini, dove è detenuto, e che dovrà avere una durata di sei mesi circa. Un percorso introdotto dalla riforma Cartabia che prevede l’incontro e la mediazione tra la vittima, l’imputato e spesso anche la comunità all’interno della quale è avvenuto il reato. Un modello che favorisce la riparazione del danno, la responsabilizzazione dell’autore del reato e che mira a scongiurare la recidiva, e cioè che possa risuccedere. Lo scopo è duplice: favorire la riconciliazione e il ripristino del danno.
Nel caso specifico l’avvocato Vernillo ha evidenziato come sarà un percorso anche di riavvicinamento con l’anziano genitore, che tra l’altro non è intenzionato a costituirsi parte civile nel processo e che ha dato la sua disponibilità. E i giudici hanno accolto la sua istanza, dando la possibilità al 50enne di intraprendere il programma che se andrà a buon fine gli darà anche la possibilità di ottenere uno sconto di pena in caso di condanna.
E questo potrebbe essere uno dei primi casi in Trentino per questi tipi di reati.
Grandi opere
Nuovi ritardi sul Bypass, Piccolroaz (Architetti): «Ora Supertrento è da rifare, il Prg rischia di essere monco. Grave uscire dal Pnrr»
di Simone Casciano
Il presidente dell'Ordine analizza il "peccato originale" del cantiere: «Senza quel vincolo siamo rientrati in una brutta statistica italiana»
Il progetto
Una «Special Bike» per l’inclusione (e rafforzare le relazioni): parte il crowdfunding per ragazzi con disabilità
di Manuela Crepaz
L'iniziativa della Cooperativa Laboratorio Sociale punta a raccogliere 10mila euro su IdeaGinger per un triciclo a pedalata assistita. Un mezzo condiviso tra Primiero, Fiemme e Fassa
Il caso
Giovo, odiosa lettera anonima contro la strada per Sara Piffer. Il sindaco replica: «È un simbolo nazionale della sicurezza stradale»
di Daniele Benfanti
Una lettera senza firma critica la scelta di dedicare una via alla giovane ciclista scomparsa. Il primo cittadino Dalvit porta il caso in consiglio e risponde punto per punto