Mondo
mercoledì 4 Marzo, 2026
Alessandra Campedelli e quel messaggio arrivato dopo giorni di blackout da una «sua» ragazza iraniana: «Il diavolo è morto. Ora possiamo sperare»
di Davide Orsato
L'allenatrice, ex tecnica della nazionale iraniana, contattata nella notte: «In quelle parole la disperazione di un popolo»
«Finalmente il diavolo è morto. Ora possiamo solo pregare e sperare». Un messaggio che, per Alessandra Campedelli, allenatrice di pallavolo roveretana, tecnica della nazionale pakistana e, precedentemente, di quella iraniana, ha significato due cose. La prima: che le «sue» ragazze sono vive. La seconda, che internet, dopo quattro lunghissimi giorni offline, è tornato a funzionare anche dalle parti di Teheran, seppur in modo discontinuo e per pochi. Il «diavolo» è Alì Khamenei, la guida suprema dell’Iran, morto dopo i primi raid israelo-americani di sabato 28febbraio. Campedelli lo racconta in un post pubblicato questa mattina (4 marzo) su Facebook. «È arrivato – scrive – Il telefono ha vibrato. Stanotte alle 2 ho ricevuto un messaggio dall’Iran. Due frasi. E dentro c’erano tutto il dolore e la disperazione di un popolo».
A scrivere il messaggio, spiega Campedelli, « è stata una delle mie ragazze, che è riuscita, anche in un momento straziante come questo, a dare spazio alla gratitudine». Una ragazza, afferma la coach, «che conosco bene: ha sempre ripudiato la guerra. Almeno fino a qualche settimana fa. Eppure oggi è arrivata a pensare che forse questa sia l’unica strada per permettere al suo popolo di uscire da un regime sanguinoso. Quando una persona che odia la guerra arriva a pensare questo… significa che il dolore è diventato insopportabile. E che il mondo intero…ha perso».
Campedelli sta seguendo compulsivamente le notizie dal paese mediorientale: «Sono sempre più strazianti: scuole colpite, palestre distrutte, bambine sotto le macerie. Giovani atlete uccise». Ma la cosa più devastante, spiega l’allenatrice, arriva dalla pagina di Pegah Moshir Pour, autrice italo-iraniana: «Ha scritto come il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha tenuto la sua conferenza stampa settimanale dentro una scuola di Teheran: la Shahid Mahallati. “Quando un regime – le parole di Pour – decide di impossessarsi di scuole o di ospedali per la propria propaganda o per le proprie conferenze stampa, mettendo ancora più in pericolo la vita dei cittadini e dei civili, non è una dimostrazione di forza: è una sanguinosa sconfitta per tutti”».
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