La storia
lunedì 2 Marzo, 2026
Dall’esordio con Claudia Cardinale all’ultimo film, ancora top secret con Ridley Scott. L’attrice trentina Chiara Turrini: «Una foto senza trucco ha convinto il regista di Blade Runner»
di Matteo Arnoldo
La laurea in psicologia clinica, la fiction su Alcide De Gasperi. La carta vincente? L'abilità nel cross-dressing
C’è chi parte per inseguire il successo e chi, invece, decide di costruirlo dove è nato. Chiara Turrini appartiene alla seconda categoria, riuscendo nel corso degli anni a diventare uno dei volti più riconoscibili e apprezzati della scena culturale trentina. La sua vita, così come la sua carriera, è costellata da incontri ed aneddoti straordinari nati un po’ dalla fortuna, come lei stessa ammette, ma soprattutto dal duro lavoro. Partita da Civezzano ha recitato, infatti, per i grandi del cinema italiano e da poco anche con una leggenda del calibro di Ridley Scott.
Per capire bene il successo di Chiara Turrini, vale la pena ripercorrerne le tappe. L’attrice nasce a Trento nel 1953 e si laurea in psicologia clinica, divenendo poi docente di scienze umane e psicologia nelle scuole trentine per oltre 40 anni. Il suo interesse per la recitazione affonda le radici già durante gli studi universitari, quando grazie alla sua propensione al cross-dresser (termine che indica chi ama travestirsi con abiti del sesso opposto al proprio) e al suo carattere vulcanico si distingue dalla massa, abbracciando uno stile autentico e originale. Affianca la carriera accademica a quella interpretativa entrando in un gruppo di recitazione formato da insegnanti-genitori, andando così alla ricerca di contaminazioni tra le due attività. Nel frattempo esordisce nella sua prima apparizione cinematografica in «Libera, amore mio», film di Mauro Bolognini con Claudia Cardinale, datato 1975 e introducendosi in questo modo al mondo del cinema. Successivamente interpreta la madre di Alcide De Gasperi in «De Gasperi – l’uomo della speranza» di Lilliana Cavani di cui rievoca un particolare bizzarro avvenuto durante le audizioni. «Erano alla ricerca di qualcuno che potesse interpretare la figlia di De Gasperi per il film, così decisi di candidare mia figlia Beatrice – racconta –. Alla fine del provino fu selezionata e con lei presero anche me». Più tardi recita il ruolo della strega in «Exitus, il passaggio», figura mitologica a lei particolarmente cara che definisce «la parte più rappresentativa della mia anima», e qualche anno più tardi nella miniserie «La sposa» a fianco di Serena Rossi. Gli ultimi lavori a cui ha preso parte sono «La vita accanto» di Marco Tullio Giordana (2024), dove interpreta un’ insegnante di conservatorio, poi recita in «L’invisibile filo rosso» di Alessandro Bencivenga (2026) – film ambientato in una Pergine Valsugana dei primi anni ’50 – e un’apparizione in un film del grande regista e produttore hollywoodiano Ridley Scott. Nonostante le insistenze, su quest’ultimo, Turrini preferisce non esprimersi, per non violare l’accordo di non divulgazione in vigore con la produzione ma racconta con piacere dei particolari sulla selezione. «Anche in questo caso fu una fortuna – racconta divertita –. Il mio agente mi disse che c’era questa opportunità, così chiesi a mio marito di farmi delle foto. Le volevano nella semplicità più assoluta, senza trucco. Quando me le mostrò, non mi piacevano ma le inviai lo stesso». Si tratta di un film dalle tinte action-fantascentifiche e le cui riprese sono avvenute in Italia lo scorso maggio.
Nel corso degli anni, inoltre, l’attrice poliedrica non si è dedicata solamente al grande cinema. Entrata a far parte del gruppo interpretativo «Pablo Neruda» – grazie al quale racconta come le si sia aperto il mondo dei recital – ha nel frattempo proseguito gli studi in recitazione e doppiaggio dividendosi tra Trento e Milano. Ha recitato in cortometraggi (tra cui ricordiamo «Ti ho incontrata domani» di Marco Toscani sul tema dell’Alzheimer), spot pubblicitari, recital e presta tutt’ora la voce per i progetti della Cooperativa Sociale trentina «La Rete».
La vita dell’attrice, però, non è stata sempre sotto i riflettori. Appassionatissima di sport, gran parte della carriera da attrice la vive parallelamente ad altre occupazioni e attività che le regalano altrettanti incredibili incontri. Alla metà degli anni ’70 lavora come archivista per la figlia di Cesare Battisti, Livia, che la accoglie come sua dama di compagnia; ha fatto la ritoccatrice con china e pennello per il grande autore fotografico Flavio Faganello; è stata presidente del coro dei Cantori di Seregnano per 20 anni; ha arrampicato con Bepi De Francesch e ha gareggiato alla maratona con le scarpe regalatele dall’ex fondista e manager sportivo Gianni Demadonna. «Il lavoro è stata una delle parti più belle della mia esistenza. Ho avuto una fortuna immensa ad incontrare personaggi così interessanti».