domenica 1 Marzo, 2026

Iran, l’ex allenatrice della nazionale Campedelli: «Da ieri non ho più notizie delle ragazze»

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La trentina ex ct della nazionale iraniana femminile, dopo l'attacco israeliano: «Aspetto solo un loro messaggio»

«Da ieri non ho più notizie dalle ragazze. In molti mi scrivete per avere notizie, ma..»

Così inizia il lungo post pubblicato dall’ex allenatrice di volley dell’Iran, Alessandra Campedelli, che da ieri vive l’angoscia dell’incertezza sulle sue atlete. La Campedelli, che ha guidato giovani donne iraniane nel loro percorso sportivo, ha affidato ai social il proprio dolore e la propria frustrazione di fronte alla guerra e alle tensioni internazionali che oggi travolgono anche lo sport.

«Guardate la foto di qualche giorno fa: vincono, ma non possono essere felici. Devono continuare a giocare per dimostrare che va tutto bene. Lo sport trasformato in scenografia, in copertura, in strumento. E a pagare sono sempre le ragazze», scrive l’allenatrice.

Nel suo post, Campedelli racconta lo strazio di chi è lontano ma rimane profondamente legata ai volti di chi rischia tutto ogni giorno: «Nei loro occhi non c’è festa. Sono obbligate a scendere in campo come se il dolore potesse restare fuori dal palazzetto. Lo sport dovrebbe essere libertà. Oggi diventa maschera. Che ruolo tremendo viene imposto allo sport: fingere normalità quando normale non è più nulla».

L’ex allenatrice si abbandona alla solitudine di una notte insonne, tra la speranza e la preoccupazione: «Notte insonne, in attesa di un loro segnale. Il telefono sul comodino. Ogni vibrazione un sussulto. Ogni silenzio un peso. Quando hai allenato giovani donne in un Paese dove ogni giorno è una conquista, non riesci più a separare la geopolitica dai loro volti. Non riesci più a leggere le notizie come se fossero numeri».

Campedelli lancia anche un appello politico e morale: «Non provate neanche per un secondo a giustificare i vostri giochi di guerra e di potere nascondendovi dietro i diritti delle donne iraniane e la libertà dei popoli. I diritti non si difendono con le bombe. La libertà non si esporta con il fuoco. Le donne non sono uno slogan da usare quando conviene».

E continua, citando direttamente leader internazionali: «Quando chi governa — come Donald Trump e Benjamin Netanyahu — sceglie la strada dello scontro permanente, a pagare non sono loro. Sono le ragazze che aspettano di sapere se potranno tornare ad allenarsi. Sono le madri che aspettano un messaggio. Sono i popoli che diventano pedine. La politica dovrebbe assumersi responsabilità, non scappare dalle proprie. Dovrebbe proteggere vite, non usarle come scudo retorico».

Infine, un appello che unisce dolore personale e universale: «Io non vi parlo da analista. Vi parlo da allenatrice. Da donna che ha vissuto in Iran. Da persona che stanotte non ha dormito. Non parlateci di diritti e libertà se poi alimentate paura, tensione e odio. La libertà non è una parola da conferenza stampa. È il volto di una ragazza che vuole solo vivere, studiare, allenarsi, sognare

Il post di Alessandra Campedelli arriva in un momento drammatico; l’Iran è stato colpito ieri da un pesante attacco israeliano, e la preoccupazione per le giovani atlete è reale: «E io aspetto un suo messaggio. Solo quello».