Giustizia
martedì 17 Febbraio, 2026
Caso Manetti, Vittorio Sgarbi assolto: cade l’ultima accusa di riciclaggio sul quadro rubato. I legali: «Macchina del fango mediatica»
di Redazione
Il tribunale emiliano respinge la richiesta di condanna a oltre tre anni per il presidente del Mart, chiudendo il lungo caso sollevato da Report
Vittorio Sgarbi è stato assolto a Reggio Emilia, in abbreviato, dall’accusa di riciclaggio in relazione al caso del quadro di Rutilio Manetti, «La cattura di San Pietro». La sentenza di assoluzione, nei confronti del presidente del Mart, è stata pronunciata dal gup con la formula della vecchia insufficienza di prove, mentre la Procura reggiana guidata dal procuratore Gaetano Calogero Paci aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.
Il fascicolo d’inchiesta inizialmente venne aperto a Macerata (dove Sgarbi ha il domicilio, a San Severino Marche di cui fu sindaco) per poi approdare nella città emiliana. Questo dopo che il pittore reggiano Lino Frongia riferì agli investigatori, ma anche alle telecamere di Report e al Fatto Quotidiano — dalle cui inchieste giornalistiche scaturirono le indagini — di aver aggiunto una fiammella sul dipinto, su incarico del critico d’arte.
L’opera, secondo l’accusa, era stata rubata nel castello di Buriasco (Torino) nel febbraio 2013, e riapparsa nel 2021 (in riproduzione 3D realizzata, secondo i carabinieri della Tutela del patrimonio culturale di Roma che hanno svolto le indagini, da un laboratorio grafico di Correggio, sempre nel Reggiano), come inedito di Manetti e di proprietà di Sgarbi, a Lucca nella mostra «I pittori della luce», da lui curata.
Nei confronti del presidente del Mart era rimasta in piedi solo l’ipotesi di riciclaggio, mentre le altre due contestazioni, quelle cioè di contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio di beni culturali, erano state archiviate.
«Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, Sgarbi è stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dall’imputazione residua; dopo l’archiviazione, per altri due reati originariamente contestati, già conseguita all’esito delle indagini preliminari». Questo il commento dei difensori del professore, avvocati Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, in merito alla sentenza di Reggio Emilia. « Ciò dimostra – ancora una volta – come la macchina del fango attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti – e difficilmente riparabili – danni morali e materiali, per un cittadino innocente», concludono i legali.
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