L'iniziativa

martedì 8 Settembre, 2026

Venticinque scatti d’autore per raccontare il Trentino: le Rifrazioni del T diventano mostra. E l’anteprima sarà a Poplar

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A Piedicastello il prologo dell’esposizione che partirà a Trento nel 2027. Chistè, Cattani Faggion, Loss, Nardelli e Rossin i fotografi

La rifrazione è un fenomeno fisico. Accade quando un’onda luminosa cambia direzione nel passaggio da una superficie ad un’altra. Il raggio così esce dalla sua linea per assumerne un’altra, imprevedibile e imprevista. Il principio ha ispirato fin dall’inizio anche la pagina delle «Rifrazioni» di questo giornale. L’urgenza era quella di indagare la quotidianità nei suoi scarti, nei suoi cambiamenti – repentini o impercettibili – che hanno spinto il Trentino ad essere, oggi, una terra lontana dalla rappresentazione in cui lo collochiamo. In fondo, la pagina delle Rifrazioni descrive questo: è un tentativo di riformulare l’immagine dell’Autonomia attraverso il suo popolo, i suoi paesaggi, le sue trasformazioni, le sue linee di continuità e di frattura. La fotografia, come una parola, può avere questo potere investigativo e, più di una parola, lo può trasferire a tutti.

Da quasi quattro anni – la prima pubblicazione risale al 3 novembre 2022 – la doppia pagina delle Rifrazioni accompagna lettrici e lettori quotidianamente in un viaggio che ricostruisce per alcuni aspetti l’identità del territorio. E la interroga nei suoi infinitesimali spostamenti. Più di mille scatti che non ha rispettato né frontiere geografiche né stereotipi comuni, provando a riscrivere un racconto collettivo e visivo del nostro essere oggi. Luca Chistè, Marco Loss, Federico Nardelli, Pierluigi Cattani Faggion e Stefano Rossin sono gli interpreti di questo viaggio, ci siamo affidati alla loro sensibilità, ai loro sguardi sul mondo così diversi eppure così in dialogo e ascolto. Intorno alla pagina si è poi costituita una comunità di contributors, tutti fotografi e fotografe professionisti, che hanno ampliato lo spettro della rifrazione, portando i loro cambi di direzione.

Dopo quasi quattro anni di scavi, Rifrazioni esce dalla sua normale collocazione e diventa una mostra. Ufficialmente sarà nei primi mesi del 2027 a Trento per poi farsi itinerante nel Trentino. Ma da domani (fino a domenica) vivrà un suo prologo al Festival Poplar con 25 pannelli divisi in cinque sezioni (biografie, paesaggi, trasformazioni, filiere e reportage) che saranno visitabili da chiunque e senza orario nella piazza di Piedicastello dove si terrà Poplar Cult. Non è casuale l’approdo a Poplar. Il Festival che è arrivato alla nona edizione (più quella del Covid uscita in forma ristretta) è un cambio di direzione nella città di Trento e nel modo di costruire cultura e socialità. Una rifrazione, a suo modo, che procede spedita verso nuovi traguardi, autoalimentando i propri obiettivi.

Con Poplar abbiamo scelto di darci un perimetro di gioco più ampio, costruendo una media partnership che – oltre alla mostra – racconti un evento che è esso stesso a rischio di tipizzazione e che invece è diventato punto di riferimento per i cultori della musica in Europa. Ogni anno Poplar attrae 15-16mila partecipanti ai concerti e migliaia di persone a Piedicastello dove si concentra l’altro polmone del festival (Poplar Cult) con talk, laboratori, mostre. Un microcosmo giovane ma che sa dialogare e che attrae fasce d’età molto diverse, che apre direttrici di senso.
«Rifrazioni» con le sue 25 «tele» fotografiche eternizzate da Luca Chistè, Marco Loss, Federico Nardelli, Pierluigi Cattani Faggion e Stefano Rossin porterà il suo desiderio di differenza. Di riscrivere quella parte di storia comune che troppo spesso affidiamo alla pigrizia e ai retaggi del passato e che invece cambia ogni giorno e con cui abbiamo la necessità di rimanere sempre in dialogo.

*Direttore Il T

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