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martedì 8 Settembre, 2026

La carica dei 400 volontari di Poplar: «Qui da tutta Italia, ci si diverte e si stringono nuove amicizie»

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Lavori in corso per l'allestimento dei palchi del festival: «Anche quando lavoriamo tanto, siamo sempre in compagnia»

È quasi tutto pronto per il Poplar. Manca sempre meno al festival musicale e culturale che anima il parco del Doss Trento. Quasi 400 volontari sono in questi giorni alle prese con i preparativi, e il parco del Doss si sta pian piano trasformando nel luogo che ospiterà il tanto atteso evento, con i tre palchi in costruzione e gli stand per cibo e bevande in allestimento. Il festival, organizzato da Entropia Aps, si terrà quest’anno dal giovedì a domenica e vedrà come protagonisti artisti sia italiani che internazionali, tra grandi nomi e artisti emergenti.

«Perché faccio la volontaria? In due parole: musica e rete. Ogni anno scopro un sacco di cose nuove», racconta Livia, che lo scorso anno ha finito la magistrale in neuroscienze e a breve inizierà a lavorare in una cooperativa. «Non solo si conoscono nuovi artisti — continua Livia — ma anche persone: con gli altri volontari si formano rapporti che poi rimangono nel tempo, si crea quella sintonia che, stando sempre insieme, è molto bella. Per questo faccio la volontaria al Poplar da quattro anni». I volontari quest’anno sono quasi 400, su 500 candidature. «Abbiamo ricevuto tantissime candidature quest’anno — spiega — Ci sono molte persone che vengono da fuori città solo per il festival, anche da tutta Italia. Ad esempio, qualche anno fa una ragazza è venuta apposta da Napoli per fare la volontaria. Quest’anno abbiamo anche volontari internazionali, che studiano a Trento e hanno deciso di unirsi a noi, o che si trovavano casualmente qui e hanno deciso di restare per il festival».

«Ho iniziato a fare la volontaria al Poplar perché, essendo di Trento, è un evento che vedevo da tanti anni e desideravo farne parte. Continuo a farlo dopo quattro anni perché è un’ottima occasione per scoprire sempre nuovi artisti e nuove persone: ogni anno il festival si amplia sempre più e arrivano sempre nuove persone per far parte di questo grande gruppo», racconta invece Julia, trentina di origini, che ora studia antropologia a Bologna. Durante il festival, Julia riveste un ruolo molto importante, quello di gestire gli accessi del pubblico: «Il mio ruolo è quello di controllare i biglietti e gli accrediti. In questo modo, ho l’occasione di vedere un altro lato del festival: la gente che arriva e che poi, a fine serata, se ne va. È bello perché si vede questa marea di persone che scendono dal Doss».

Este, che di lavoro fa il barista e al Poplar è volontario fin dal 2020, spiega che «i preparativi sono a buon punto. Dato che si prevede pioggia per i prossimi giorni, stiamo cercando di finire tutto il prima possibile». Nel corso degli anni, Este ha rivestito diversi ruoli: «Durante il festival ho avuto molti ruoli: security, cassa, barista. Facendo il barista come lavoro, mi piace molto farlo anche qui. Mi piace fare i drink, entrare in contatto con la gente… e anche con gli artisti». E aggiunge: «A volte è faticoso, soprattutto nei momenti di pausa tra un concerto e un altro, quando tutti vengono al bar a prendere da bere». Livia concorda: «Spesso fare i volontari è intenso, c’è un grande flusso di gente, ma noi riusciamo anche a ritagliarci dei momenti per noi stessi». E Este conclude: «Anche quando lavoriamo tanto, comunque siamo in compagnia. Ci si sostiene a vicenda. È faticoso, ma ci piace. Ne vale la pena».

Ani studia invece servizio sociale all’Università di Trento. «Faccio volontariato al Poplar da due anni — racconta — Mi piacciono le persone, l’ambiente. Mi piace dare una mano, accogliere le persone, farle divertire… e divertirci anche noi». Anche per Francesco, studente magistrale di matematica, questo è il secondo anno di volontariato al Poplar: «Tre anni fa ho vissuto il festival da spettatore, poi ho capito che volevo cominciare a farne parte. Non solo per vivere i concerti, ma anche per conoscere nuove persone». Francesco racconta che lo scorso anno ha lavorato come addetto alla security: «Dal punto di vista dello staff, è molto bello vedere anche come le persone interagiscono tra di loro. Quello del Poplar è un ambiente sicuro, fino ad ora non ci sono mai stati problemi. Anche per questo motivo mi piace questo festival, e voglio continuare a farne parte».

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