La storia
lunedì 23 Marzo, 2026
Un radiotelescopio sul ghiacciaio Presena: il sogno di Phoenix, tra radioastronomia e osservazione del cielo
di Marco Mucchi
L'associazione delle Valli di Non e Sole punta al record europeo con un concentratore solare a 3.000 metri: il vicepresidente Mario Sandri racconta la sinergia tra astrofili e radioamatori
«Potremmo avere il concentratore solare più alto d’Europa». Mario Sandri, vicepresidente dell’associazione Phoenix Radioamatori Astrofili Val di Non e Sole illustra: «Vorremmo metterlo sul ghiacciaio Presena». Tutto parte però diversi anni fa, quando in valle esistevano due realtà separate ma affini: la sezione Ari di Cles (Associazione Radioamatori Italiani) e un gruppo di astrofili non ancora definito giuridicamente: «Nel 2008 io e Christian Stringari – spiega Sandri, astrofisico e professore al liceo B. Russell di Cles – abbiamo creato il blog “Astronomia Valli del Noce”. Dove già all’ora si cercava di riunire astrofili per dar sfogo alla nostra passione comune, osservando il cielo, facendo ricerca, applicando esperimenti già consolidati altrove, ma anche semplicemente chiacchierando di ciò che ci interessa tutt’ora».
Tutto procede su due linee parallele finché nel maggio 2024 non si decide di riunire le forze e creare un’associazione unica: «Non è una scelta solo di facciata o comodità gestionale – spiega Sandri – radioamatori e astrofili hanno molto in comune. Entrambi spesso lavorano con le frequenze, ma su diverse lunghezze d’onda». Il punto d’incontro è la radioastronomia: le competenze più ovvie di un radioamatore, come la comunicazione tramite onde radio, possono essere messe in campo per fare ricerca astrofila e gli stessi astrofili a loro volta possono mettere in campo informazioni utili ai radioamatori. «Sembra che la nostra sia l’unica associazione in territorio italiano ad avere questa specifica duplice composizione».
Le attività partono con gli incontri settimanali nella sede di Cles – assegnata dal Comune nel gennaio 2025 – nei quali si svolgono corsi per i 40 soci con i temi cardine che sono ovviamente l’astronomia e le tecniche radio, ma poi spaziano anche in fotografia, astrofotografia e varie attività culturali inerenti. «Il vero grande obiettivo della nostra associazione è la relazione, condividere di persona le nostre passioni». Sandri spiega di come, a suo avviso, il covid abbia cambiato il modo di interagire nelle associazioni: «Anche solo chiacchierare dal vivo è prezioso, senza internet e i relativi mezzi – ovviamente radio a parte, ridendo – che ci allontanano». A tutto ciò si aggiunge l’attività di sperimentazione, che si divide a sua volta in divulgazione e ricerca: «Le nostre attività sono svolte principalmente da appassionati amatoriali – a parte l’intervistato, astrofisico e già ricercatore – quindi non siamo un istituto di ricerca, anche per via dei costi che comporterebbe». Il vice-presidente di Phoenix spiega che l’applicare progetti già sperimentati altrove resta molto utile se gli scopi sono didattica e passione: «Vogliamo mettere a disposizione di scuole, ricercatori ed altri appassionati le nostre tecnologie». Sandri fa riferimento per esempio al concentratore solare, cioè un’antenna su di una parabola che sfrutta la radiazione solare per avere calore, utilizzata invece da astrofili e radioamatori per captare le radiazioni elettromagnetiche provenienti dall’universo. Questo apparecchio proviene dal comune di Vermiglio, che l’ha donato a Phoenix. L’associazione quindi lo convertirà in radiotelescopio per scopi di divulgazione e ricerca: «Vorremmo metterlo sul ghiacciaio Presena – parte del gruppo della Presanella e che arriva fino ai 3000 metri di quota – sarebbe il radiotelescopio in Europa posizionato più in alto in assoluto». Sandri spiega di come Phoenix vorrà mettere a disposizione l’apparecchio: «Si può utilizzare ad ogni ora del giorno e della notte indipendentemente dal meteo, quindi diventa facile e arricchente renderlo disponibile a moltissimi usi e persone. Questo non succede con le apparecchiature ottiche». Ha un diametro di 4 metri, ben più grande dei concentratori che normalmente gli amatori hanno a disposizione: «La cosa più semplice che si può fare con questo radiotelescopio è mappare la struttura tridimensionale della galassia, una delle cose che io ho già fatto più volte, ma che si possono riproporre per didattica e divulgazione».
Tra le altre attività dell’associazione c’è il recente posizionamento in quota di uno shelter – una casetta di origine militare – che verrà usata sia da radioamatori che da astrofili: «Si trova sul Monte Ozolo e sarà un centro radio ben attrezzato, ma stiamo cercando di farlo diventare anche un punto di osservazione astronomico». Tra le già molte attività, l’associazione è riuscita ad inserire anche la conferenza «Safe mode» con protagonista Paolo Ferri, dal 1984 astrofisico per l’ESA (European Space Agency), ricoprendo ruoli illustri nell’agenzia fino a diventare direttore delle operazioni, dal 2013 al 2020. «Tra gli associati – conclude Sandri – abbiamo molti ottimi professionisti che rendono possibili i vari progetti, per la parte di carpenteria, elettrica. Siamo già in 40 ma siamo aperti a chiunque abbia voglia di farsi strada in questi ambienti, anche solo per fotografare il cielo e chiacchierare riguardo queste passioni in comune. Siamo aperti alla massima condivisione, anche verso realtà e persone di altri territori, già oggi abbiamo associati da Trento, Rovereto e Bolzano».