Trento

giovedì 10 Settembre, 2026

Telecamere in piscina, arriva la multa per l’azienda del Comune: «Violano la privacy». Ma ora sono aumentati i furti

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Sanzione da ottomila euro, ma ora verrà installato un nuovo sistema in collaborazione con il garante

Da anni quelle telecamere puntate sugli armadietti degli spogliatoi della piscina di Gardolo assicuravano una sorveglianza discreta e servivano da deterrente. Tanto che non c’erano furti. Poi qualcuno ha notato quell’occhio elettronico spuntare da un angolo e ha protestato, inviando anche una segnalazione all’Autorità della privacy. Si lamentava in particolare la violazione della riservatezza in un luogo tanto delicato come uno spogliatoio di un impianto sportivo, in cui talvolta si gira anche mezzo nudi o, comunque, non certo vestiti formalmente. Così è partita un’interlocuzione tra l’Autorità per la protezione dei dati personali e l’Asis, la società del Comune di Trento che gestisce gli impianti sportivi. L’Asis ha fatto presente che i dispositivi in alcun modo potevano inquadrare i bagni, l’interno delle cabine o le docce.

Cioè tutti i locali in cui di solito si sta nudi o al massimo in costume o mutande. La società ha spiegato che in un luogo simile, in cui gli armadietti si trovano in una zona talvolta non frequentata, il rischio dei furti è molto alto. L’Autorità, dopo una lunga istruttoria, ha riconosciuto le ragioni dell’azienda, rilevando che effettivamente i sistemi non potevano violare in alcun modo l’intimità degli utenti della piscina. Al contempo ha evidenziato che gli occhi elettronici potevano comunque carpire immagini delle persone che frequentavano il centro sportivo di Gardolo, violando la loro privacy.

Quindi, con delibera adottata il 3 settembre scorso, ha inflitto all’Asis una multa da 8 mila euro, prontamente pagata dalla società che ha così ottenuto lo sconto del 50% versando solo 4 mila euro. L’Autorità ha giustificato così la sua decisione: «Negli spogliatoi la tutela della privacy deve essere massima. L’utilizzo di sistemi di videosorveglianza è ammesso esclusivamente in presenza di una comprovata e stringente necessità e, in ogni caso, non deve mai ledere la dignità, l’intimità o i diritti delle persone. Le telecamere, installate a partire dal 2007, riprendevano l’area degli armadietti utilizzati dagli utenti per custodire i propri effetti personali.

Asis aveva attivato il sistema per prevenire e accertare furti di portafogli e telefoni verificatisi nella struttura. Sebbene le riprese non comprendessero le cabine per il cambio degli abiti, le docce e i servizi igienici, il Garante ha rilevato che interessavano comunque un luogo caratterizzato da un’elevata aspettativa di riservatezza. Il trattamento dei dati è inoltre risultato privo di una base giuridica adeguata e non conforme ai principi di liceità, correttezza e trasparenza. Sono emerse anche carenze nelle informative fornite agli utenti sulla presenza e sulle caratteristiche del sistema di videosorveglianza. L’informativa specifica destinata ai lavoratori interessati dalle riprese è stata fornita soltanto nel giugno 2026. L’Autorità ha contestato anche la conservazione delle immagini per 72 ore, non supportata da una specifica valutazione che ne dimostrasse la necessità».

Nelle motivazioni del provvedimento il Garante ha comunque riconosciuto all’Asis la massima collaborazione e la volontà di mettere in regola l’impianto: «Nel corso del procedimento Asis ha disattivato e rimosso le telecamere dagli spogliatoi, aggiornato la cartellonistica e le informative e ridotto i tempi di conservazione delle immagini a 12/24 ore». Per questo l’Autorità ha emesso una sanzione molto contenuta rispetto a quelle che irroga normalmente.

Così la questione si è chiusa con appena 4 mila euro. Ma, come spiega la vicesindaca e assessora allo sport Elisabetta Bozzarelli, il Comune non cede sul tema della sicurezza: «È un fatto che, da quando le telecamere sono state rimosse, i furti sono tornati e gli armadietti vengono scassinati. Per questo abbiamo intenzione di avviare un’interlocuzione con il Garante della privacy per rimettere un impianto di sorveglianza in piena regola e dare maggiore sicurezza ai nostri impianti sportivi. Il nostro obiettivo è garantire tranquillità ai frequentatori della struttura e prevenire i reati negli spogliatoi». Anche il presidente Martino Orler sottolinea che le telecamere sono comunque necessarie: «Abbiamo collaborato in maniera puntuale e attenta con l’Autorità. Detto questo, quando i dispositivi sono stati rimossi sono tornati i furti. Al lido Manazzon abbiamo messo delle mini casseforti con un codice in cui mettere beni come il portafoglio e il telefonino».

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