domenica 13 Settembre, 2026

Serena Mazzini: «L’intelligenza artificiale sfrutta la solitudine. È diventata una presenza, non più uno strumento»

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La scrittrice e docente dialoga con Priscilla de Pace durante l'ultima giornata di Poplar Cult!

Che peso ha la solitudine nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale? È il tema dell’ultimo libro di Serena Mazzini, «La tua solitudine è il nostro business. Come l’intelligenza artificiale sta trasformando le nostre relazioni», che l’autrice ha presentato in un dialogo insieme a Priscilla De Pace, durante l’ultima giornata di Poplar Cult!.

«Quello di Mazzini è uno dei pochi lavori ad oggi che affrontano il tema della solitudine attraverso il filtro del digitale, soprattutto andando a indagare come la solitudine sta venendo sfruttata attraverso l’intelligenza artificiale», ha introdotto De Pace. Anche se a distanza, a causa di un incidente che l’ha ferita a un piede, l’autrice del libro e docente della Naba di Milano è riuscita a catturare l’attenzione di decine e decine di persone che ieri l’hanno ascoltata da uno schermo sul palco di Cult!.

«L’intelligenza artificiale oggi è una presenza ubiqua, che sta diventando sempre di più un’interlocutrice a cui noi affidiamo sempre più i nostri pensieri, quindi non più solo un motore di ricerca», ha spiegato De Pace. Mazzini ha aggiunto: «negli ultimi tre anni l’intelligenza artificiale si è mossa molto velocemente. Ci siamo accorti tutti di quanto sia diventata pervasiva: è diventata parte di WhatsApp, delle caselle di posta elettronica, dei motori di ricerca». Mazzini parla di «economia della solitudine»: «alcuni studi hanno dimostrato che l’utilizzo principale dei chatbot nel 2025 è stato quello del terapeuta. Quando sono stati lanciati, invece, queste tecnologie erano state presentate come strumenti di lavoro e di ricerca». Oggi, dunque, l’intelligenza artificiale «è passata da essere strumento a essere presenza». Mazzini spiega che, negli ultimi anni, «la tecnologia ha portato ad aziende sempre più specializzate, che hanno dato vita a un vero e proprio mercato della solitudine. È un vero e proprio business che va dai bambini, che hanno giocattoli con l’intelligenza artificiale, agli adolescenti che hanno fidanzati e fidanzate AI, a chi usa i chatbot come terapisti, fino a chi usa l’intelligenza artificiale per l’assistenza agli anziani». È importante notare, aggiunge De Pace, che molte di queste tecnologie non sono nate con questo scopo: «inizialmente, la maggior parte delle aziende non aveva pensato di utilizzare queste tecnologie in questo modo. Poi hanno iniziato a vedere dai dati che le persone le usavano sempre più per confidarsi, per parlare, per ricevere risposte che non fossero di tipo quantitativo ma relazionale». Infatti, si legge nel libro di Mazzini, «quando una tecnologia non è più soltanto utile e diventa consolatoria, il cervello umano smette di considerarla uno strumento e inizia a cercarla».

«Questi sistemi conversazionali sfruttano tantissimo la vulnerabilità», continua De Pace. In particolare, «su queste tematiche è centrale la disuguaglianza di classe», spiega Mazzini. L’esempio più lampante è quello della terapia: «se si ha la disponibilità economica, si può fare terapia da uno psicologo professionista. Se non la si ha, si iniziano a utilizzare piattaforme online di supporto psicologico, che in un certo senso stanno anche mercificando la cura e la salute mentale». Ma soprattutto, «chi non ha alcun tipo di disponibilità economica si confida con un chatbot. Questo può essere molto pericoloso e avere importanti ricadute sulla salute mentale delle persone, perché il chatbot tende a confermare quello che gli viene detto».

Altro grande tema è quello dell’infanzia. «Le nostre politiche prevedono che gli utenti sotto i 13 anni non possono utilizzare i chatbot. Allo stesso tempo, però, abbiamo anche giochi per bambini che utilizzano questi stessi chatbot che i bambini non potrebbero usare».

Sta dunque nascendo un vero e proprio mercato, spiega Mazzini, un’industria che vende «palliativi» contro la solitudine. Nel libro si legge che l’economia della solitudine «entro i prossimi dieci anni varrà oltre 532 miliardi di dollari. Il mercato mondiale del cinema ne vale 37 miliardi». Ma il problema principale è che, ovviamente, queste tecnologie non curano affatto la solitudine, al contrario, la intensificano: «la solitudine è l’obiettivo del business». Non solo: «oltre a produrre solitudine, queste tecnologie stanno dando una percezione sbagliata di che cos’è una relazione tra persone». Non è vero, dunque, che «la tecnologia è neutra, dipende da chi la utilizza. Questo è un mito. Dietro a queste tecnologie ci sono interessi, ideologie, fini politici». D’altra parte, conclude Mazzini, «la tecnologia non è un male assoluto. Quello che bisognerebbe fare è trasformarla in un bene comune».

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