Poplar

sabato 12 Settembre, 2026

Emilio Paranoico, il trentino sul palco del Poplar: «Il rap è sempre più di destra e borghese, sono stufo di sentire parlare di macchinoni e malavita»

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L'artista ha suonato in anteprima i brani del suo nuovo Ep: «Preferirò sempre i CCCP ai Clash e De André a Bob Dylan»

Il rapporto speciale con Poplar, l’amore per i CCCP e la denuncia sociale in contrapposizione all’immaginario «di destra e borghese»,  che accompagna la scena rap negli ultimi anni. «Sono stufo di sentir parlare di macchinoni e malavita», ci racconta Emilio Paranoico dopo il suo concerto di venerdì sera sul Doss Trento, dove ha potuto suonare in anteprima i brani del nuovo Ep «Fantasmi», che l’artista trentino pubblicherà il 9 ottobre su tutte le piattaforme, con un primo singolo «Fantasma» in uscita venerdì prossimo.

Che emozione è per lei, da trentino salire sul palco di Poplar?

«Suonare al Poplar è sempre un emozione, è uno dei festival più belli che abbiamo qui in Trentino, c’è un energia incredibile, il posto è bellissimo e soprattutto fa fresco che di questi tempi è merce rara. Per quanto mi riguarda suonare in casa è sempre più difficile che fuori. Mi sento messo molto più a nudo sui palchi in Trentino, perché sotto ci sono anche i miei amici, ci sono persone che incrocio spesso, altre che conosco di vista, altre che magari so essere amiche di tizio o caio e tutte queste dinamiche un po’ provinciali. Ed è bellissimo non mi sto lamentando, però è difficile estraniarmi dal me di tutti giorni e diventare Emilio Paranoico, mi sento semplicemente Emilio su quel palco, con tutti i suoi pregi e difetti. Sono una persona timida che sta molto per le sue nel quotidiano, sul palco ci sale un’altra versione di me, che tiro fuori dall’armadio e rinfilo dentro a fine serata, ma quando sotto ci sono le mie persone, c’è la mia quotidianità, ci sono posti che vedo e frequento da una vita. Diventa un’altra cosa, più intima».

Non era la prima volta che veniva al festival, sia come artista che come ospite di Pop Cult. Due anni fa, ad esempio, aveva parlato della scena musicale trentina. Come si sta evolvendo a suo giudizio?

«Sí, questo è il terzo anno consecutivo in cui suono, la mia prima volta è stata due anni fa, con le cose vecchie di Emilio e fu uno dei live più belli che abbia fatto durante la mia carriera, poi l’anno scorso con il mio altro gruppo i “66cl” e quest’anno di nuovo con Emilio. La scena trentina, in realtà ha molto da offrire, purtroppo siamo più limitati rispetto a chi sta a Milano, questo è innegabile.  Gli artisti ci sono, quello che manca sono un po’ le altre figure, manager, uffici stampa, videomakers, produttori e quant’altro. Proprio a questo proposito ci tengo a ringraziare Upload sounds, una delle poche realtà che permettono di mettersi in contatto con quel mondo lí in Trentino, mi hanno permesso di suonare come “loro” artista anche quest’anno e propongono spesso laboratori, residence artistici, eventi dal vivo e tante altre cose molto utili e interessanti sia per gli artisti che per il pubblico. Ci sono tanti artisti trentini che mi piacciono tra cui Post swag, Sono ancora vivo, Levio, Icedkristi, Margherita Andrenacci, Pheromones e Patrick».

Tornando a Fantasmi, il suo nuovo Ep, sembra un lavoro più punk rispetto alla techno dei primi lavori. Cosa l’ha spinta verso questa direzione?

«Sono passati due anni dalla mia ultima pubblicazione, in questo lasso di tempo però non ho mai smesso di registrare, sperimentare e produrre. Tra le tante canzoni che mi son trovato in mano a settembre c’erano appunto Rimorsi, Salvavita e Fantasma che staccavano molto dalle altre. Così ho pensato che sarebbe stato figo fare un disco un po’ più punk e diverso dal solito, oltre che interamente prodotto da me. Io produco da un sacco di tempo ma gran parte della mia discografia non sono beat miei, quei tre pezzi mi hanno schiarito le idee sulla direzione da prendere e ne ho prodotti e scritti altri tre con lo stesso concept. Paradossalmente sono le ultimissime canzoni che ho fatto, mentre più avanti uscirà della roba a cui lavoro da anni, ma mi sembrava giusto così».

Nei suoi testi si rivolge spesso agli ultimi e agli emarginati. La preoccupa l’avanzata di partiti che cercano di rivoltare l’insofferenza  del popolo contro chi sta peggio, alimentando così una guerra tra poveri mentre i super ricchi restano saldi al loro posto?

«Sì, i miei testi parlando di disagio, di depressione, a volte anche di suicidio, di alcolismo e abusi di sostanze, c’è tanta denuncia sociale e penso che siano più vicini alle persone comuni di quanto non si creda. Ognuno combatte le sue battaglie e sono in pochi a stare veramente bene, il rap è un ambiente sempre più di destra e borghese. Sono stufo di sentire parlare di macchinoni e malavita ma forse è così di tendenza proprio perchè riflette alcuni aspetti del tardo capitalismo in cui viviamo, riflette il sessismo insito nella nostra cultura, la competizione, la favola della meritocrazia e tante altre cazzate di destra. Certo tutte queste derive fasciste mi preoccupano ma dall’altro lato ci sono sempre state, il vero cambiamento e quello su cui bisogna porsi domande è come mai queste persone si sentono così legittimate a dire certe cazzate rispetto a prima, come mai trovano spazio per esprimersi, come mai non si vergognano più ed escono allo scoperto ? Il fascismo è sempre stato il braccio armato del capitale, quando le cose vanno male entra in gioco ad aiutarlo ed è così da sempre ed in tutto il mondo. Un altro problema enorme è che a sinistra non c’è nessuna alternativa valida. Si è completamente persa la presa sul proletariato e non stento a credere che dopo anni di governi fallimentari di centro sinistra, l’elettore medio sia scettico, disilluso e non sappia più dove sbattere la testa, è facile fare leva su certe tematiche e non mi sorprende che individui come Vannacci godano di molti consensi, perché sanno fare leva su quella rabbia e sono bravissimi a direzionarla verso le cose sbagliate».

Il nome Emilio Paranoico è una citazione ai CCCP? Che impatto hanno avuto sulla sua musica?

«Sì, è una palese citazione a Emilia Paranoica dei CCCP, c’è da dire che io mi chiamo davvero Emilio e quindi è stato molto facile trovare questo nome. I CCCP sono un gruppo importantissimo per me, mi hanno influenzato più di qualunque altro artista, quell’immaginario, la musica i testi, la teatralità sul palco e nelle canzoni. E poi c’è tanta Italia nei CCCP, funzionano proprio per quello, sono fortemente identitari e sono stati a mio avviso uno dei pochi gruppi che è riuscito a staccarsi completamente dal punk americano e inglese e farlo proprio. Preferirò sempre i CCCP ai Clash e De André a Bob Dylan».

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