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mercoledì 21 Gennaio, 2026
Scuole dell’infanzia sempre più multiculturali: in Trentino bambini e bambine di 61 nazionalità diverse
di Tommaso Di Giannantonio
Nelle scuole dell’infanzia del Trentino oltre il 12% dei bambini ha cittadinanza non italiana: per la Federazione delle scuole materne l’inclusione è una scelta educativa e una presa di posizione sulla società di oggi
Un mosaico tutt’altro che monocromatico, in cui si mescolano culture, lingue, abitudini e provenienze differenti. La scuola dell’infanzia, anche quella del Trentino, riflette una società sempre più globalizzata. «Su 6.346 bambini attualmente iscritti nelle nostre scuole, 787 – cioè il 12,4% – appartengono a 61 nazionalità diverse da quella italiana», riferisce la Federazione provinciale delle scuole materne (Fpsm), che sabato si riunirà in assemblea.
Uno dei temi al centro dell’appuntamento annuale – accompagnato anche da un’assemblea straordinaria – sarà proprio quello dell’inclusione. «Va richiamata la particolare attenzione istituzionale, pedagogica ed educativa che il sistema pone nella direzione dell’accoglienza, del rispetto e dell’integrazione nelle nostre scuole e nelle nostre comunità di famiglie e bambini appartenenti ad altre culture e religioni», insiste la Fpsm. Parole che suonano come una chiara presa di posizione nel dibattito sulla visione di società.
La Federazione raggruppa 130 scuole (ossia la metà delle strutture presenti in Trentino), in cui lavorano 1.379 dipendenti, di cui 837 insegnanti, 110 segretari, 432 fra operatori d’appoggio e cuochi. La relazione del presidente Giuseppe Grisenti rifletterà sul sistema delle scuole equiparate come «infrastruttura sociale che tiene insieme comunità, fiducia e futuro», soprattutto in una fase storica segnata dalla denatalità.
«Il calo delle nascite non rappresenta un fenomeno contingente, ma una tendenza strutturale che alcuni osservatori definiscono ormai come un vero e proprio “inverno demografico” — sottolinea la Federazione anticipando alcuni degli snodi rilevanti della relazione — In questo quadro complesso, una scuola dell’infanzia che rimane aperta in un paese è uno strumento potentissimo per tenerne viva la comunità e magari attrarre nuove famiglie. Un centro privo di scuola è inevitabilmente destinato ad avvitarsi». Anche in questo caso la posizione della Fpsm è netta: «È importante capire il valore sociale e politico della scuola, al di là del mero dato economico dei suoi costi di gestione».
Allo stesso tempo si avverte anche la necessità di riconoscere «l’azione e la responsabilità del volontariato». «È fondamentale e dà sicurezza che l’ente pubblico riconosca questa funzione e che si lavori per dare garanzie e tutele, così come è fondamentale continuare a interrogarci al nostro interno sulla “generazione di capitale sociale”, che l’essere volontari implica». Intanto negli ultimi 15 mesi «i volontari sono passati da 1.700 a 3.000 — conclude la Federazione — Certamente l’avvento del Codice del Terzo settore e i suoi vincoli hanno contribuito all’aumento del numero dei volontari all’interno delle associazioni, ma, oltre tale piano formale, si sente un aumento anche nella solidità di un piano sostanziale che in tante realtà era già presente, ma non formalizzato».
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