il caso
venerdì 19 Luglio, 2024
Sara Pedri, il primario Tateo licenziato dall’Azienda sanitaria: «Il mio risarcimento non è adeguato»
di Ottilia Morandelli
Giovedì pomeriggio si è tenuta un’udienza davanti al giudice del lavoro Giorgio Flaim per trovare un accordo economico sull’indennità all’ex primario: la sentenza nel 2025
È rottura fra Saverio Tateo, ex direttore dell’unità operativa di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara, e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Ieri pomeriggio (giovedì 18 luglio ndr) si è tenuta un’udienza davanti al giudice del lavoro Giorgio Flaim per discutere della causa di lavoro intentata all’azienda sanitaria. La questione è economica, riguarda la relativa indennità risarcitoria dei danni cagionati dal licenziamento illegittimo, per il mancato guadagno, per un totale di due anni di stipendi da cui detrarre quanto incassato per altri lavori. Le parti si sono trovate in aula per discutere sulle varie voci retributive controverse, allo scopo di trovare un accordo sull’importo da versare a Tateo. Ma ieri non si è trovato alcun punto d’incontro. Tateo rimane fermo sulla sua posizione. I parametri utilizzati per il computo dell’indennità di reintegra sono infatti diversi e non si riesce ad arrivare a una mediazione. Se da una parte il medico, assistito dall’avvocato Vincenzo Ferrante, sollecita poco meno di 300mila euro di stipendi, dall’altra gli importi conteggiati dall’Apss rappresentata dall’Avvocatura di Stato, dal legale Gabriele Finelli, sono dimezzati, non vanno infatti oltre i 156mila euro.
I precedenti
Per quanto riguarda il reintegro il professionista non dovrà più scontrarsi con l’Apss. A stabilirlo proprio il giudice del lavoro Flaim in un’ordinanza. Qui il magistrato ha riportato che il rapporto di lavoro è chiuso, visto che Tateo non si è ripresentato al Santa Chiara dopo che l’azienda sanitaria, con una lettera formale del 4 dicembre 2023, lo aveva invitato «a prendere servizio» in reparto, nel suo ruolo di direttore «entro 30 giorni dalla presente». Lui non aveva accolto l’invito. Prima, il 12 dicembre scorso, aveva chiesto per iscritto di «conoscere le garanzie che l’Apss intendesse assicurare a tutela dell’effettiva e corretta ottemperanza alla pronuncia», riferendosi alla sentenza con cui il giudice Flaim appunto, considerando il suo licenziamento «illegittimo per difetto della giusta causa addotta», ne ha disposto il reintegro. Poi in un’altra lettera datata 28 dicembre Tateo ha chiesto «garanzie» su l’adempimento del provvedimento «perdurante nel tempo e tutelato nei confronti di qualunque turbativa che altri mettesse eventualmente in atto». Ma per il giudice «la mancata ripresa del servizio da parte del ricorrente ha determinato la risoluzione del rapporto d lavoro», inoltre «le circostanze adottate dal ricorrente non sono idonee a integrare un’ipotesi di forza maggiore o un legittimo impedimento idonei a giustificare la mancata ripresa del lavoro».
Il mancato accordo
Nulla di fatto quello che si è stabilito ieri pomeriggio al tribunale del lavoro, dopo quattro ore di udienza. Il giudice preso atto del contratto fra la parti ha deciso di sentire anche l’Istituto nazionale della previdenza sociale. La liquidazione sarà infatti calcolata sui conteggi fatti da Inps, che entro ottobre dovranno essere depositati. Il mancato accordo porta inevitabilmente a un’altra udienza, fissata per i primi giorni del 2025, quando si arriverà probabilmente a una sentenza.
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