Politica
venerdì 7 Novembre, 2025
Sanità, scintille tra Cia e Zanella sul privato accreditato: «Dire che chi ci lavora pensa solo alla remunerazione è un’offesa per medici e infermieri»
di Redazione
Il consigliere del Misto contro il dem: «Senza questo contributo la sanità non sarebbe in grado di garantire i servizi»
È ancora la sanità, e il ricorso al modello privato – accreditato, a scaldare gli animi in consiglio provinciale. Tutti nasce da una dichiarazione del consigliere Paolo Zanella (Partito democratico), in risposta a un’interrogazione. «Il privato accreditato non lavora mettendo al centro il paziente, ma le prestazioni e la remunerazioni».
Un’affermazione che non è piaciuta a Claudio Cia (Misto): «Mi ha lasciato senza parole. Ho riascoltato la registrazione dell’Aula per accertarmi di non aver frainteso, perché mi sembrava impossibile che si potesse arrivare a tanto. Qui non si tratta di una semplice opinione politica: si tratta di accuse gravi e infondate rivolte a realtà che fanno parte a pieno titolo del sistema sanitario provinciale. Le strutture private accreditate – ospedali, ambulatori e centri di cura – rappresentano un pilastro essenziale dell’offerta sanitaria trentina. Senza il loro contributo, la sanità pubblica non sarebbe in grado di garantire tempi, servizi e qualità di assistenza adeguati ai cittadini».
Per Cia sia tratta di una frase che rischia di «offendere migliaia di professionisti – medici, infermieri, operatori socio-sanitari, amministrativi e ausiliari – che vi lavorano con impegno e coscienza, e che condividono con l’APSS gli stessi obiettivi di cura e tutela della salute. È un attacco ingiusto non solo verso il privato accreditato, ma anche verso la stessa Azienda provinciale per i servizi sanitari, che con queste strutture stipula convenzioni fondate su criteri di qualità, appropriatezza e sostenibilità. In un momento in cui il sistema sanitario – pubblico e convenzionato – è chiamato a cooperare per affrontare carenze di personale e sfide organizzative, alimentare diffidenza e delegittimazione è irresponsabile. La sanità trentina ha bisogno di coesione, non di contrapposizioni ideologiche: chi lavora per la salute dei cittadini merita rispetto, non sospetti, e tanto meno accuse deliranti».
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