la sentenza
sabato 24 Dicembre, 2022
Rapina alla «Fast and Furious» di Trento, arrivano le condanne
di Davide Orsato
11 anni per gli autori del crimine compiuto a Spini di Gardolo durante l'adunata degli alpini del 2018
Era il giorno delle 80 mila penne nere in città, un giorno di festa e, allo stesso tempo, da «bollino rosso» per chi deve mantenere l’ordine pubblico. Mentre Trento accoglieva gli alpini, in uno dei raduni più affolati della storia dell’Ana (quasi mezzo milione i visitatori) a qualche chilometro a nord da piazza Dante, a Spini di Gardolo, si consumava una rapina «da film». Un’auto con targa inglese, di proprietà di una persona di nazionalità romena, accosta poco prima del casello di Trento Nord: c’è un problema con i freni. Scende dall’auto, si guarda attorno, cerca di capire cosa fare, ma non è solo: altri occhi stanno osservando la scena.
E parte l’agguato. Tre figuri con il passamontagna si avvicinano, lo minacciano, gli chiedono di dare quello che ha. Poi partono con la sua auto, una Bmw, i suoi bagagli e duemila euro freschi di cambio. E imboccano l’autostrada, destinazione «chissàdove». Nessuno ha visto la scena. Quando il proprietario dell’auto la racconta, le forze dell’ordine (quel giorno concentratissime sul grande evento, a cui ha presenziato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) fanno fatica a credergli. Ma gli credono, e si mette in moto la macchina della giustizia. Venerdì, a oltre quattro anni e mezzo dai fatti, la vicenda è giunta a conclusione, davanti ai giudici del tribunale di Trento.
Il collegio, presieduto dal giudice Giovanni Tamburino, ha condannato due dei componenti della banda, entrambi cittadini albanesi, a cinque anni di carcere per rapina. Con loro è stata condannata anche una donna, legata sentimentalmente a uno di loro: si tratta della titolare dello sfasciacarrozze di Gaggiano, dove è stata trovato, nella primavera del 2019, quel che rimaneva dell’auto: qualche pezzo, con il numero di serie asportato. Ma, nonostante, questo, è stato possibile per gli inquirenti provare che i pezzi provenivano proprio dalla Bmw «sparita» a Trento Nord.
È il risultato della caparbietà con cui è stata condotta l’indagine, durata quasi un anno e portata avanti dagli agenti della squadra mobile di Trento, sotto il coordinamento del pubblico ministero Davide Ognibene. Per risalire allo sfasciacarrozze dell’hinterland milanese, gli agenti hanno incrociato i dati delle celle telefoniche lungo l’A22, fino a ricostruire il possibile percorso del mezzo.
Un lavoro certosino che alla fine ha portato a una perquisizione all’azienda che si occupa di autodemolizione, con tutte le difficoltà nell’individuare i pezzi. Un’auto inglese, con il posto del conducente a destra, è facilissima da notare: disfarsene (e rivendere i pezzi) era, per i malviventi, il modo meno rischioso di uscirne guadagnandoci. Se n’erano quasi dimenticati, quando nell’aprile del 2019 sono arrivate le manette: arrestati in tre, sono stati condannati in due, con la stessa identica pena.
Oltre a loro, secondo la ricostruzione del tribunale, responsabili dell’agguato a Gardolo, la donna, complice del loro piano: per lei la condanna è per riciclaggio, con una pena di un anno e otto mesi.
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