Scuola
mercoledì 10 Dicembre, 2025
Privacy a scuola, il nuovo vademecum del Garante: dai temi alle chat dei genitori, ecco cosa cambia
di Tommaso Di Giannantonio
Il sistema dell'istruzione del Trentino riflette sulle novità. Rizza: «Passo importante». Pasqualin: «Strada giusta»
Il Garante della privacy ha stilato il nuovo vademecum dedicato alla tutela della riservatezza dei minori a scuola, con l’obiettivo di offrire a docenti, dirigenti e famiglie – si legge sul sito ufficiale – «un agile strumento per assicurare la più ampia protezione dei dati delle persone che crescono, studiano e lavorano nel mondo scolastico». Tra gli aspetti più importanti, è stato sottolineato che l’insegnante può assegnare ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale o familiare ma che, allo stesso tempo, «nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, specialmente se riguardano argomenti delicati, è affidata alla sensibilità di ciascun insegnante la capacità di trovare il giusto equilibrio tra le esigenze didattiche e la tutela dei dati personali». Un passaggio che non è piaciuto a Maurizio Freschi, presidente della consulta provinciale dei genitori degli studenti, che ha affermato: «Suscita perplessità l’eccessivo spazio lasciato alla libertà individuale nel trattamento di informazioni personali e familiari degli studenti: il passaggio sui temi di classe affida tutto alla sensibilità del docente, idealizzando nella figura senza tenere conto di potenziali situazioni di fragilità, non prevedendo tutele più stringenti in situazioni potenzialmente delicate». Una lacuna che secondo Freschi rischia di portare inutilmente minori e famiglie a forme di esposizione non necessarie.
Tra le altre indicazioni il Garante ha ribadito che i voti o le informazioni sul rendimento scolastico non possono essere esposte pubblicamente, ad eccezione per le scuole che non hanno un registro elettronico, e che i nomi degli studenti non devono comparire sul sito dell’istituto. Stando al nuovo vademecum, inoltre, «è possibile installare un sistema di videosorveglianza negli istituti scolastici quando risulta indispensabile per tutelare l’edificio e i beni scolastici, circoscrivendo le riprese alle sole aree interessate», e viene sottolineato come l’installazione di tali sistemi deve essere valutata evitando di interferire «con l’armonico sviluppo della personalità dei minori in relazione alla loro vita». Rispetto alle immagini, invece, è consentito scattare foto durante le recite o durante le gite, purché non siano diffuse e siano conservate per fini personali. Un insieme di indicazioni tramite cui, secondo Freschi, «non si introducono elementi realmente innovativi rispetto al passato» e vengono riproposti «principi già noti, affidandone però l’efficacia quasi interamente all’autodisciplina delle scuole e dei singoli docenti».
«Mi sembra un ottimo manuale di educazione civica e alla cittadinanza – afferma invece Paola Pasqualin, dirigente dell’Istituto comprensivo Trento 5 e portavoce della rete degli istituti comprensivi di Trento – ci indica la strada da seguire per rispettarci come singoli e come comunità. Per tutti vale la regola che i dati richiesti debbano essere adeguati, pertinenti e limitati. Religione, dati sanitari e di origine sono le questioni più sensibili dove ci vuole massima attenzione e rispetto: si usano quando servono a migliorare la qualità del servizio». E sul mondo digitale la dirigente è chiara: «Sono sempre più i bambini che a scuola hanno problemi di autoregolazione e disturbi emotivi dovuti anche ad un’eccessiva esposizione ai videogiochi».
Nelle 98 pagine di vademecum, è stato anche spiegato che le chat di alunni e genitori, tra cui i gruppi, non sono responsabilità della scuola. Su questo la dirigente Pasqualin non lascia spazio a mezzi termini: «Le chat dei genitori le vieterei – afferma – Nella maggior parte dei casi, anziché essere uno strumento potente di supporto e auto mutuo aiuto, diventano un tribunale dove vengono pubblicamente giudicate le persone». «Il nuovo vademecum del Garante si colloca in piena continuità con le indicazioni già fornite negli anni scorsi, ma segna al tempo stesso un passaggio importante: la privacy non è più un semplice adempimento burocratico, bensì parte integrante della qualità educativa» spiega infine Giuseppe Rizza, sovraintendente del dipartimento istruzione.
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