Cronaca
martedì 15 Settembre, 2026
Pompa di benzina hackerata con il sistema skimmer e Pin rubati ai clienti: in due finiscono davanti al giudice
di Ubaldo Cordellini
Erano riusciti a installare una telecamera nella colonnina: il caso non sarebbe isolato
Riuscivano a rubare i codici delle carte di credito e dei bancomat che venivano infilati nel lettore di un distributore di benzina Delta Energy, ma sono stati beccati e sono finiti a processo. Si tratta di due cittadini romeni che con il trucco dello skimmer installato sulle colonnine di un distributore della città riuscivano a rubare i dati delle carte di pagamento e a clonarle.
Sono stati individuati e fermati il 22 novembre 2023. Si tratta di un un uomo di 32 anni e uno di 26, entrambi difesi dagli avvocati Stefano Daldoss e Matteo Pellacani. Ieri mattina per l’inizio del giudizio in Tribunale non si sono presentati. E difficilmente si presenteranno in futuro, visto che sono scappati e sono irreperibili. Secondo l’accusa i due avrebbero rubato i dati di carte di credito e bancomat installando presso la colonnina del self service del distributore Delta Energy un lettore di bande magnetiche, detto anche skimmer, che intercettava le comunicazioni telematiche tra la colonnina e le banche di riferimento delle carte. Lo skimmer così copiava i dati delle tessere che venivano introdotte nella colonnina e li inviava a un altro sistema elettronico gestito dai due imputati. Inoltre, i due avevano installato una microcamera nascosta nella parte sopra la tastiera della colonnina per carpire il codice Pin delle carte quando veniva digitato dall’utente. Così, con i dati contenuti nella banda magnetica e il codice ripresi dalla telecamera, i due avevano tutto quello che serviva per clonare le carte. Il tutto veniva fatto di notte, quando non c’era alcuna sorveglianza e c’erano poche persone in giro. I due sono stati trovati in ossesso anche di un pc, un hard disk, una chiavetta Usb e un sistema skimmer.
Qualche mese dopo i carabinieri sono riusciti a smantellare una vera e propria banda attiva in tutto il Trentino che riusciva a rubare codici e dati di bancomat e carte di credito. Avevano installato decine di skimmer tra la Valsugana e la val di Cembra. E una piccola telecamera, invisibile, posta sopra il tastierino numerico, per carpire i codici. Nei comuni della Rotaliana e nei dintorni di Trento, in particolare a Lavis, prelevavano. Centinaia di litri di benzina al colpo. Tutto gratis, per loro. Pagavano, inconsapevoli, i titolari delle carte carburante clonate. Con questo sistema, studiato a tavolino, con una strategia inedita almeno negli annali criminali italiani, una banda con sede in Trentino è riuscita a guadagnare centinaia di migliaia di euro. Almeno quindicimila a settimana. I carabinieri della compagnia di Cavalese hanno arrestato 14 persone, altre tredici avevano l’obbligo di firma. L’operazione, battezzata «Free Fuel», aveva preso il via un anno fa, dopo una denuncia da parte dell’Eni. L’azienda petrolifera si era accorta di anomalie nei prelievi dei suoi clienti. Sono quelle aziende che ricorrono alla carta carburanti, per consentire ai dipendenti, spesso camionisti, di fare rifornimento. Alcuni, dopo essersi visti rubare migliaia di euro in questo modo aveva deciso di restituire la carta. Ma le aziende erano incolpevoli: non solo quelle dell’Eni, tutte le carte carburanti che sono passate nei «totem esca» sono state clonate.
E con loro, i malviventi, avevano avuto accesso a decine di bancomat e carte di credito. Non li hanno usati per timore di essere scoperti. Invece, le carte carburanti venivano considerate un «business sicuro», grazie al plafond alto e ai lunghi tempi necessari alle aziende per accorgersi delle clonazioni: ci volevano anche mesi. E, una volta bloccata la carta, i criminali ne avevano già pronte altre. Le indagini dei carabinieri hanno richiesto numerosi servizi di osservazione, supportati da specifiche attività tecniche ed ha consentito di tratteggiare nel dettaglio la struttura criminale. Sono almeno trenta i prelievi illegali documentati.
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