Il funerale

venerdì 2 Ottobre, 2026

Pergine, l’addio a Clara Palaoro, morta dopo un intervento estetico: «Meriti lacrime, ma anche sorrisi»

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Folla alla chiesa della Natività di Pergine. La figlia: «Ti ricorderò con il tuo sorriso contagioso, libera, spensierata e felice»

«Ti ricorderò con il tuo sorriso contagioso, libera, spensierata e felice». Nella chiesa gremita, le parole di una figlia hanno restituito Clara Palaoro alla sua vita: gli affetti, la passione per i cavalli, gli speroni e il cappello da cowboy. Un’immagine luminosa, affidata a quanti oggi alle 14.30 hanno riempito la parrocchiale della Natività di Maria per accompagnare la maestra di 56 anni nell’ultimo saluto.

Con le figlie Miriana e Sara, il compagno Alessandro Avi e i familiari, un’intera comunità si è raccolta nel dolore. Prima della funzione, una lunga fila si era formata per firmare il registro delle presenze e aspergere con l’acqua santa il feretro. Un gesto di vicinanza alla famiglia. La fila era tanto lunga che non tutti sono riusciti a raggiungere la bara prima dell’inizio della cerimonia.

Nella chiesa piena, la partecipazione ha raccontato quanto Clara fosse conosciuta e quanto affetto avesse saputo suscitare. Il sacerdote ha ricordato una donna attiva, che «aveva in mano tutto», capace di dedicarsi con energia alle persone e alle proprie passioni. Amava la natura, la musica e i bambini ai quali insegnava alla scuola primaria Rodari di Pergine.

Fuori dalle aule, tra i suoi hobby preferiti c’era l’equitazione: il maneggio e il tempo trascorso con il suo cavallo Camillo appartenevano a quella dimensione di libertà evocata dalle figlie. «Vediamo Clara percorrere una vita nuova in una terra nuova», ha detto il celebrante nell’omelia. Poi, rivolgendosi ai presenti: «Voi siete testimoni della vita di Clara. Se si crede in ciò che era Clara, si trova motivo di guardare avanti».

Un invito a custodire ciò che aveva saputo donare, anche dopo i lunghi mesi nei quali i familiari avevano atteso un risveglio mai arrivato.

Clara era in stato vegetativo dal 28 gennaio, quando aveva accusato un malore dopo un intervento di chirurgia estetica al poliambulatorio Marostica Salus, nel Vicentino. Era stata soccorsa e trasferita all’ospedale di Bassano del Grappa, poi ricoverata in Trentino. Dopo mesi trascorsi a Villa Rosa, a Pergine, l’aggravamento delle condizioni aveva reso necessario un ricovero al Santa Chiara di Trento, dove è morta nella seconda metà di settembre, dopo quasi otto mesi senza riprendere conoscenza.

Sulla vicenda indaga la procura di Vicenza per omicidio colposo: sono indagati il chirurgo e l’anestesista che avevano partecipato all’intervento. Secondo le prime risultanze dell’autopsia, eseguita lunedì, il decesso è riconducibile alle conseguenze del prolungato stato vegetativo. Restano da accertare le cause del malore, il rapporto con l’operazione e la gestione dei soccorsi. Saranno gli approfondimenti medico-legali a chiarire eventuali responsabilità, mentre la famiglia continua ad attendere risposte.

Oggi, accanto a quella dolorosa vicenda, hanno trovato spazio soprattutto i ricordi. La sorella ha parlato delle cose che le mancheranno, anche le più piccole, e del desiderio di raccontare ai propri bambini quanto fosse speciale, e un po’ matta, la loro zia. «Meriti lacrime, ma anche sorrisi», ha detto.

La cugina, chiamandola «sorella-cugina», ha ricordato di essere sempre stata «affascinata da tutto ciò che ti riguardava». «Ti ho visto ritrovarti negli ultimi anni», ha aggiunto.

Miriana e Sara si sono alternate nel saluto alla mamma, con commozione. Una delle due le ha raccontato idealmente quanto era accaduto durante il ricovero: si era iscritta a Veterinaria, aveva sofferto, ma sarebbe stata bene. «Se sono così è grazie a te. Ti ringrazio per l’amore, il calore e i sorrisi che mi hai regalato».

Il ricordo dei momenti felici insieme è stato seguito da lunghi applausi. Anche le colleghe hanno letto un ricordo, portando nella cerimonia il legame con la scuola. E tra le parole delle figlie è rimasta l’immagine di Clara con Camillo, il cappello da cowboy e quel sorriso contagioso.

La madre, la maestra, la sorella: tanti volti della stessa donna, che Pergine ha salutato stringendosi a chi le voleva bene.

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