L'indagine
giovedì 29 Gennaio, 2026
Orsi e lupi, cosa pensano davvero i residenti: lo studio rivela posizioni moderate e bisogno di gestione condivisa
di Redazione
Ricerca antropologica e sociologica del Parco Adamello Brenta: 20 mesi di indagini e comunità meno polarizzate e più disponibili al dialogo
Non un territorio spaccato tra favorevoli e contrari, ma una comunità che chiede soprattutto ascolto, informazione e coinvolgimento. È questo il quadro che emerge dallo studio “Opinioni: il pensiero della comunità su orsi e lupi”, presentato dal Parco Naturale Adamello Brenta al termine di un progetto biennale condotto con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Sassari. Un’indagine definita pionieristica perché a indagare la convivenza con i grandi carnivori in Trentino non sono stati zoologi, ma studiosi di antropologia e sociologia, con l’obiettivo di spostare l’attenzione dalla dimensione animale a quella umana. «Volevamo dare voce alle comunità», ha spiegato il presidente del Parco Walter Ferrazza, ricordando come la presenza di orsi e lupi coinvolga amministrazioni, allevatori, operatori turistici e residenti, tutti chiamati a confrontarsi con un orizzonte comune.
La ricerca si è sviluppata attraverso una lunga presenza sul territorio, con mesi di osservazione partecipante, decine di interviste, incontri pubblici, focus group, visite in malga e un ampio questionario che ha raccolto oltre duemila contributi. L’approccio antropologico ha portato i ricercatori a vivere dentro le comunità, partecipando al lavoro in montagna e ai momenti sociali, per comprendere in profondità la percezione sociale dell’orso e del lupo. Ne emerge un quadro più complesso rispetto alla narrazione spesso proposta nel dibattito pubblico. Se sui media prevale l’immagine di una contrapposizione netta tra chi vuole a tutti i costi i carnivori e chi li rifiuta senza appello, lo studio mostra che la maggioranza delle persone esprime posizioni più sfumate. Prevale una fascia moderata, aperta alla presenza degli animali ma attraversata da paure, dubbi e richieste concrete. Non si tratta di un sì incondizionato né di un no assoluto, ma di un atteggiamento possibilista che chiede di capire di più e di avere voce nei processi decisionali.
Dalle testimonianze raccolte emerge come spesso sull’orso si concentrino tensioni che riguardano in realtà la condizione generale della montagna. Gli allevatori parlano di difficoltà economiche, mancanza di personale, costi di gestione delle malghe, mercato in trasformazione. Le predazioni, pur avendo un forte impatto emotivo, si inseriscono in un quadro già complesso. Accanto a posizioni di rabbia o sarcasmo, emergono anche riflessioni pragmatiche sulla necessità di adattare comportamenti e trovare forme di convivenza con orsi e lupi, accettando che il territorio stia cambiando. Anche l’indagine sociologica conferma questa lettura: il numero elevato di questionari compilati e di commenti liberi indica un forte bisogno di esprimersi e partecipare. Molte persone non si riconoscono negli estremismi, ma chiedono strumenti per comprendere meglio il fenomeno e per contribuire in modo consapevole.
La giornata di Carisolo, con il confronto tra Provincia, mondo allevatoriale, operatori turistici e ricercatori, è stata indicata come un modello di dialogo replicabile. «Non solo un’esposizione di dati, ma un’occasione per definire una nuova linea d’azione condivisa», ha detto il direttore del Parco Matteo Viviani. Il messaggio che arriva dallo studio è chiaro: la gestione di orsi e lupi nel Parco Adamello Brenta non può basarsi solo su emergenze e polarizzazioni, ma deve poggiare su informazione, educazione ambientale e coinvolgimento delle comunità. In un territorio dove attività umane e natura convivono da secoli, la sfida non è scegliere tra presenza o assenza dei grandi carnivori, ma costruire condizioni di convivenza sostenibile, socialmente accettata e condivisa.
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