Il saluto
domenica 6 Settembre, 2026
Zupo lascia il Trentino: «Più sicurezza, ma senza militarizzare le città. Grazie ai miei poliziotti»
di Redazione
Dopo un anno e mezzo alla guida della Questura di Trento, il questore saluta la provincia per un nuovo incarico a Roma. Rivendica il potenziamento dei controlli, i risultati su passaporti e rimpatri e il nuovo modello per l’ordine pubblico.
«Oggi lascio la provincia trentina per assumere, da domani, un nuovo e prestigioso incarico nella città di Roma». Dopo un anno e mezzo alla guida della Questura di Trento, Nicola Zupo saluta il Trentino e si prepara a trasferirsi nella capitale. Nel suo bilancio di fine mandato rivendica il lavoro fatto sul controllo del territorio, sui servizi al cittadino, sull’immigrazione e sull’ordine pubblico. Ma soprattutto affida il suo ultimo messaggio a un ringraziamento agli uomini e alle donne della Polizia che, dice, hanno reso possibile quel lavoro.
È proprio dal controllo del territorio che parte il bilancio del questore: «È possibile oggi garantire quattro/cinque volanti h24 su Trento». Un potenziamento che ha riguardato anche Rovereto e Riva del Garda, dove «adesso» viene garantita una volante attiva 24 ore su 24. Nelle due città, aggiunge Zupo, è stato realizzato «per la prima volta», d’intesa con l’Arma dei Carabinieri, un piano coordinato di controllo del territorio, con l’obiettivo di aumentare la tempestività degli interventi e la presenza delle forze dell’ordine.
Non solo sicurezza. Nel suo saluto Zupo rivendica anche i risultati sul fronte dei servizi amministrativi. In particolare, quello dei passaporti: oggi, spiega, è possibile prenotare gli appuntamenti «a partire dal secondo giorno successivo a quello di consultazione», mentre i tempi di rilascio sono «nell’ordine di circa 4/7 giorni».
C’è poi il capitolo dell’immigrazione, sul quale il questore segnala «un incremento delle espulsioni di cittadini irregolari, così come degli accompagnamenti ai Cpr e dei rimpatri effettuati a carico di persone pericolose». Un’attività che Zupo aveva già indicato, nei giorni scorsi, tra i punti qualificanti del suo anno e mezzo alla guida della Questura.
L’altro fronte è quello dell’ordine pubblico. In questi 18 mesi, spiega il questore, sono stati «rimodulati tutti i servizi», superando il modello della presenza fissa davanti agli obiettivi per passare alla creazione di «cerchi concentrici» finalizzati a garantire maggiore sicurezza. Una scelta che, nelle intenzioni, punta anche a evitare l’effetto di una città militarizzata. «Dare sicurezza ma senza evidenza», scrive Zupo, perché una presenza massiccia di personale in divisa può trasmettere, soprattutto nelle zone turistiche, «l’idea di una realtà problematica. E questo la provincia trentina non lo merita».
Il bilancio potrebbe comprendere molto altro, comprese le attività di repressione dei reati. Ma Zupo sceglie di fermarsi su un punto: le persone che hanno garantito quotidianamente quei risultati. «Se tutto questo è stato possibile, è stato solo grazie al sacrificio di chi, nel silenzio, ogni giorno contribuisce alla sicurezza dei cittadini», scrive. E il ringraziamento è rivolto direttamente ai «miei» poliziotti, che lascia «con un immenso abbraccio e con un profondo grazie».
Alle istituzioni e ai cittadini consegna invece «quella che, fino ad oggi, è stata la “mia” squadra», fatta di «donne e uomini in divisa e non» che, assicura, «sapranno continuare su questo solco». Con un ultimo invito: ricordarsi che dietro la divisa ci sono «principalmente persone».
Infine, il grazie alle istituzioni che hanno sostenuto il lavoro della Questura e a quelle che hanno contribuito a trovare un alloggio per i poliziotti. Poi l’addio: «Porterò sempre con me un bellissimo ricordo della grande terra trentina e di tutti Voi».
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