Trento
sabato 17 Maggio, 2025
Nuova spaccata al bar Groff, danni per diecimila euro. La titolare: «Esausta, sto pensando di chiudere»
di Serena Torboli
Infissi e vetri devastati e refurtiva per duemila euro, per lo più sigarette. L'ultimo colpo meno di un mese fa. Roberta Trentini: «Sono arrabbiata e stanca. L'amministrazione deve ammettere che c'è un problema»
Un’altra spaccata. La seconda in poche settimane. E stavolta, per la titolare del bar Groff di località Stella di Man, a Trento, potrebbe essere l’ultima. «Sono molto arrabbiata. Ne parlerò con la mia famiglia, ma penso di chiudere. Non ce la faccio più». Il furto è avvenuto nella notte tra venerdì e ieri, sabato 18 maggio, attorno alle 3. Roberta Trentini abita al piano superiore del Groff, storico bar punto di riferimento aperto dal 1954 che ha rilevato dalla sua famiglia nel 2007. È stata svegliata dal rumore dei vetri infranti. «Ho capito subito, perché erano già entrati qua tre settimane fa con la stessa modalità. Ho chiamato i carabinieri, ma mentre attendevo la pattuglia sono scesa e ho iniziato a riprendere con il telefono: loro erano dentro, ma il riflesso dei vetri ha reso inutili le immagini. Ho visto due sagome uscire sul retro».
I danni sono ingenti. «Almeno diecimila euro di infissi distrutti» secondo una prima stima dell’esercente, e refurtiva, soprattutto sigarette per duemila circa. «La porta sul retro in vetro antisfondamento è rotta, così come la finestra e la cancellata che separa la veranda dalla parte interna. Sono state portate via sigarette, cioccolatini e una bottiglia di vino, che poi hanno rotto qui». È proprio la bottiglia rotta il dettaglio che ha spaventato di più la titolare: «Ho trovato il collo rotto vicino all’uscita. Siccome li ho sorpresi, probabilmente avevano intenzione di aggredirmi con quella parte tagliente». Sul posto è stato ritrovato anche un piede di porco, «nuovo di zecca», sequestrato dai carabinieri.
Roberta Trentini non nasconde la fatica di gestire una situazione che, spiega, si sta facendo insostenibile. «L’ultima volta era il 25 aprile, stessa dinamica, ma quella volta sono entrati dalla parte antistante. Hanno rotto la vetrata e portato via sigarette. Non so dire quanti pacchetti. Stavolta hanno fatto più danni. Sono stanca e ho sempre più paura».
Il problema, aggiunge, è anche quello di sentirsi soli. «Non se ne può più. Alcuni miei colleghi non denunciano nemmeno più: abbiamo capito che non ha più senso. Tanto non cambia niente».
C’è anche un ulteriore elemento ad aumentare lo sconforto: poche ore prima della spaccata la madre di Roberta Trentini è stata scippata di una catenina. «Le hanno strappato la collanina in viale Verona, alle 7.30 del mattino. È caduta per terra. Per fortuna si è solo sbucciata un ginocchio, ma ha 80 anni. È allarmante come si sia ridotta Trento: è ora di finirla con i perbenismi, ci stiamo facendo male». La titolare racconta anche come, nel tempo, abbia dovuto ridurre progressivamente l’orario di apertura.
«È impossibile per una donna sola gestire un locale di queste dimensioni. L’ultima volta mi sono entrati tre ubriachi che non stavano in piedi. Come li gestisco? Allora ho cominciato a chiudere la parte sul retro, poi a staccare prima la sera. Sto restringendo sempre di più il cerchio. Ma non me lo fa più fare nessuno di stare qua».
La rabbia cresce, anche verso chi minimizza. «Che si facciano una domanda, perché mi manda fuori di testa sentire dire che a Trento va tutto bene. Arrivano le pattuglie, ma anche loro sono impotenti. Chi me lo fa fare di andare avanti? Perché mi diano la bottega storica? Grazie, possono riprendersela. Non ha più senso». Oltre al danno, poi, la prospettiva di dover mettere fine a un’attività che dà lavoro ad altre sette persone. «Ma poi come si fa? Ho un mutuo, e chi me lo dà un lavoro? Vorrei andare da qualcuno e dirgli: adesso, visto che mi dite che va tutto bene, io chiudo e ci pensate voi a darmi una casa e un lavoro. Lo so, oggi sono stanca ed arrabbiata, ma vorrei chiudere e dire all’amministrazione: adesso pensateci voi a me e ai ragazzi che ho qua. E dopo, solo dopo, ci sediamo al tavolo e parliamo».
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