Valsugana
martedì 14 Aprile, 2026
Morta a dieci anni, domani Pergine darà l’addio a Giulia Beber
di Johnny Gretter
Il funerale alle 14.30. La sua maestra: «Buona, timida, riservata, educata e rispettosa. Si faceva voler bene da tutti. Ti guardava coi suoi occhioni e ti sorrideva»
«Giulia era piccola, minuta, ma dotata di una forza enorme dentro di sé per affrontare tutto». È un ricordo di profonda dolcezza quello che Giulia Beber, stroncata domenica da una malattia, ha lasciato in chi la conosceva: dagli amici, ai compagni, fino agli insegnanti che l’hanno seguita nei suoi cinque anni di scuola.
Giulia se n’è andata ad appena dieci anni, lasciando il papà Denis, la mamma Yu, la sorella Valentina, i nonni, e gli zii. Una famiglia lasciata nel lutto assieme alla piccola frazione di Fornaci e tutta Pergine tanto che dopo l’annuncio della morte della piccola centinaia di persone hanno espresso la propria solidarietà alla famiglia Beber. Domani, mercoledì 15 aprile, tutta la comunità perginese si ritroverà nella chiesa parrocchiale, alle 14.30, per darle l’ultimo saluto.
Ieri, al rientro delle vacanze pasquali, è stato il momento del lutto anche per gli insegnanti e piccoli compagni della scuola elementare Gianni Rodari, dove frequentava la classe 5A. «Giulia era buona, timida, riservata, educata e rispettosa – ricorda Gloria Taufer, una delle maestre della classe -. Si faceva voler bene da tutti. Ti guardava coi suoi occhioni e ti sorrideva: anche le sue amiche parlavano sempre del suo sorriso che ti rimane dentro».
Chi l’ha conosciuta parla di una bambina estremamente dolce, timida, ma anche dotata di un coraggio inaspettato. Un coraggio che nel corso degli anni le ha permesso sostenere con vitalità il peso della malattia. «Da fuori la vedevi piccola e minuta – prosegue la docente – ma in sé ha trovato tantissima forza per affrontare tutto. Aveva tanta energia e tanta voglia di fare: ha frequentato le lezioni sempre il più possibile. Era con noi anche alla Festa degli alberi che abbiamo fatto in Panarotta, alcuni mesi fa. Era serena e contenta tra i suoi compagni: è un momento che ricorderemo».
Questa energia Giulia la esprimeva anche nelle sue passioni, dal tennis fino al disegno. In molti ricordano il suo amore per il colore rosa, scelto anche per decorare il suo necrologio. «Le avevano costruito un fiore rosa, con il suo nome nella corolla e attorno quello dei suoi compagni: lo ha avuto con lei fino all’altro giorno – aggiunge ancora la maestra -. Il rientro in classe è stato difficile: c’è stato un lungo momento di silenzio, anche i bimbi erano incerti su cosa fare. Abbiamo letto assieme una storia e ne abbiamo parlato. Li abbiamo visti più tranquilli. Come classe siamo seguiti da una psicologa e ci ha suggerito di ricordarla con qualcosa di concreto, ad esempio liberando dei palloncini o con una piantumazione. Servirà un momento pratico e concreto per dare un senso al lutto».
Se da un lato la mancanza di Giulia sarà profondamente sentita, nella comunità scolastica resterà anche qualcosa di indelebile. «Giulia ha dimostrato sempre un grande coraggio e una grande voglia di partecipare, ogni qual volta le sue condizioni glielo permettevano – racconta commosso il dirigente scolastico Stefano Morelato –. Quando poteva veniva sempre a scuola e con questo suo spirito ha fatto davvero un regalo ai suoi compagni, ma anche a noi adulti. Ci ha insegnato il valore della vita, della vita nella sua normalità. Giulia rimane con noi in quello che ci ha dato e in quello che ha lasciato».
Mentre alcune insegnanti le hanno voluto dedicare, oltre che dei fiori, anche un’ultima frase tratta dal romanzo di Sepùlveda, La gabbianella e il gatto: «Apri le ali, ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo».
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