Trento

mercoledì 1 Aprile, 2026

Morì sulle Dolomiti di Brenta: la sua ex scuola ora gli intitolerà la palestra di roccia

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Simone Navarini, oltre che prof di Meccanica al Buonarroti era anche presidente della Sat di Ravina

La notte dello scorso 21 giugno ha cambiato per sempre diverse vite. A Trento era la sera in cui le vie della città erano gremite di persone, canti e balli in occasione della Notte Bianca. Proprio quella notte è arrivata la notizia della morte di Simone Navarini, precipitato da una parete rocciosa durante un’arrampicata sul Sasso San Giovanni. È passato quasi un anno dalla scomparsa del 29enne, presidente della sezione Sat di Ravina e insegnante di meccanica all’istituto Buonarroti, ma il suo ricordo vive nitido nei cuori e nei ricordi della sua famiglia, degli amici e dei colleghi che oggi alle 16.30 si riuniranno alla palestra dell’istituto in cui Simone insegnava per ricordarlo con un’intitolazione ufficiale e una gara in suo onore.

Il progetto
«I suoi colleghi volevano ricordare mio fratello — racconta Andrea Navarini — Per un po’ abbiamo pensato a cosa fare e poi il suo collega Luca Degasperi mi ha chiamato perché aveva avuto l’idea di mettere una targa a fianco alla palestra di arrampicata della scuola per dedicargliela. Di fatto mio fratello è nato e morto come arrampicatore. Luca però non si è limitato a questo». Oggi, infatti, ci sarà anche una gara di arrampicata alla quale si sono iscritti 40 studenti divisi in due categorie: maschile e femminile. «Il consiglio docenti ha stabilito delle regole per integrare i risultati sportivi a quelli scolastici — prosegue il fratello di Simone — Verrà svelata la targa e al primo e alla prima classificata io e la mia famiglia consegneremo un premio di 150 euro da spendere in attrezzatura sportiva. La cosa interessante è che per qualche anno, il Movimento giovani imprenditori artigiani del Trentino finanzierà questo progetto con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo di Simone. Questo perché mio fratello è stato sia uno sportivo che uno studente d’eccellenza».

Il ricordo
Il collega e amico Luca Degasperi ha spinto fortemente per questo progetto. «Simone era uno dei miei migliori amici, un collega e un grandissimo appassionato di arrampicata sportiva — dice — Avendo le strutture a scuola ho subito pensato di potergliele dedicare, è stato un pensiero naturale, volevo lasciare un ricordo indelebile perché come professore e persona era veramente incredibile. Il vuoto che ha lasciato è immenso. A questo si è associata l’idea di dedicargli, oltre alle pareti, anche la gara di arrampicata dei Giochi sportivi studenteschi che noi svolgiamo ogni anno». Com’era il suo rapporto con ragazzi? «Era un insegnante come non ce ne sono tanti, aveva un aspetto tecnico didattico eccelso e allo stesso tempo era una persona fantastica, onesta, sincera. Era uno dei migliori».

Da studente a insegnante
Prima di diventare un professore, Simone è stato anche uno studente del Buonarroti. Poi «ha preso una doppia laurea italiana e belga all’università di Leven — racconta il fratello Andrea — Da lì ha poi lavorato per un periodo alla Scania come ingegnere e contemporaneamente in azienda come collaboratore familiare. Tra la triennale e la magistrale ha fatto un anno sabbatico viaggiando attraversando l’est Europa e l’Australia. Ha poi trovato la sua vocazione nell’insegnamento ed è stata una passione nata quasi per caso. Mi ha sempre detto che gli sarebbe piaciuto portare avanti l’attività dell’azienda di famiglia, ma che non sarebbe stato disposto a rinunciare all’insegnamento». Questi mesi senza Simone «sono stati mesi disorientati. Mi è mancato un punto di riferimento fondamentale. La sensazione prevalente, oltre alla mancanza, è stata quella di sentirmi spesso spaesato, come se non sapessi che scelta prendere. Mi confrontavo spesso con lui ed era la persona di cui più mi fidavo, che più mi conosceva. Lui era la persona a cui mi affidavo».