Rovereto
mercoledì 1 Aprile, 2026
Si spacciava per osteopata senza averne i titoli: rinviato a giudizio per abuso della professione medica
di Redazione
Si è occupato di pazienti trentini (e non solo) promuovendosi con un sito web
Rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione medica per aver lavorato come professionista del settore pur in assenza di una laurea in medicina o chirurgia. Questa l’accusa che vedrà Marco Modesto Brazzo comparire a giugno sul banco degli imputati del tribunale di Rovereto. L’accusa è riferita a un periodo che va tra il 2021 e il febbraio del 2023, due anni nei quali secondo gli inquirenti Brazzo ha esercitato la professione a Rovereto occupandosi di pazienti di tutta la provincia anche grazie al suo sito online. Il problema è che, sempre secondo i magistrati, l’avrebbe fatto senza l’abilitazione prevista invece per legge, un reato che prevede una pena da sei mesi a tre anni e una multa da 10 a 50 mila euro.
Come racconta online lo stesso Brazzo, è dal 1984 che l’uomo, classe 1958, svolge attività professionale a Bolzano (dov’è nato), Trento e Rovereto «nel campo della terapia, dello sport, dell’educazione, dell’insegnamento, della riabilitazione, della traumatologia sportiva e dell’ostetricia». Sul suo sito personale si legge che è diplomato in educazione fisica all’Università di Bologna e abilitato all’insegnamento nella scuola media inferiore e superiore. A Rovereto, per esempio, Brazzo ha insegnato educazione fisica al liceo Rosmini. Nel 1984, si legge ancora sul sito, si è iscritto all’albo nazionale dei chinesiologi, di cui non esiste tuttavia un Ordine nazionale. La chinesiologia è infatti la scienza applicata che studia il movimento umano in tutte le sue forme, ma che non è legata in alcun modo a una figura medica. Dal 1991 Brazzo esercita inoltre la professione di riflessologo e osteopata, specializzazione quest’ultima che dal 2024/2025 è riconosciuta come professione sanitaria e che richiede una laurea triennale abilitante. Sarà ora l’udienza di giugno a chiarire le circostanze in cui Brazzo si sarebbe spinto a esercitare la sua professione in campo medico, oltre i limiti consentitegli dalla sua formazione.
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