La storia
domenica 30 Agosto, 2026
Mezzolombardo, la casa del Caffè festeggia mezzo secolo: «Il segreto? Far sentire i clienti come a casa»
di Liviana Concin
Quattro generazioni di clienti e una storia costruita su relazioni, passione e perseveranza
C’è un unico bar, a Mezzolombardo, che da mezzo secolo è rimasto aperto con la stessa gestione: è la Casa del Caffè, in via de Varda, che la scorsa settimana ha festeggiato i primi 50 anni di attività.
Per i tanti clienti affezionati è un punto di riferimento, la tappa quotidiana per bere il caffè e leggere il giornale, dove 4 generazioni diverse hanno preso il gelato da passeggio, o si sono date appuntamento da quella che per alcuni è semplicemente «La signora», Marisa Valentini, storica gestrice del locale. Con la terza generazione che si affaccia al bancone del bar, lo staff della Casa del Caffè ripercorre questi 50 anni di vita dell’esercizio.
Signora Marisa, com’è iniziata la storia del locale?
«Era il 1976 quando io e mio marito abbiamo acquistato questo bar pasticceria. Cesare prima lavorava in banca, io gestivo con la mia famiglia “La Rocchetta” dove, fra un caffè al volo e qualche chiacchiera ci eravamo conosciuti. All’inizio vendevamo il caffè sfuso, e stavamo noi due dietro al bancone, con una gestione strettamente famigliare: Claudio, mio figlio è cresciuto qui, da piccolo ha voluto persino la sua divisa in miniatura».
Claudio Penner, in 50 anni il mondo è cambiato, molto, anche qui alla Casa del Caffè?
«Una volta si lavorava dalle 5 di mattina a mezzanotte, avevamo la sala giochi con biliardo, calcetto, flipper e lo storico “pirlo”. A pranzo era la norma offrire i toast preparati con il prosciutto della bottega di fronte, le compagnie restavano al bar fino a tardi per il gusto di stare insieme, e fra un pandorino e le noccioline ci si godeva le piccole cose, ci si accontentava. Non abbiamo mai voluto le video slot e abbiamo sempre curato le relazioni con i nostri clienti. Ora stiamo aperti un meno la sera, ma i clienti storici sono rimasti».
C’è qualcuno che viene qui sin dall’apertura?
«I quarant’anni del bar li abbiamo festeggiati con il primissimo cliente, purtroppo recentemente ci ha lasciati. Ma sono tantissimi i nostri habitué, lo abbiamo visto anche alla festa per il nostro cinquantesimo: un grande successo con decine di persone che hanno festeggiato assieme a noi dedicandoci tanto affetto, una soddisfazione immensa».
Chi c’è, oggi dietro il bancone?
«Io sono in pensione ma passo ancora per leggere il giornale e passare del tempo con chi frequenta il locale. Per Claudio quello al bar è diventato un lavoro sin da quando ha finito la scuola. Poi nel 2007 si è unita allo staff Giovanna, sua moglie, che da tanti anni è una colonna portante della Casa del Caffè. Al lavoro non ce ne sono altre come lei, ha saputo coniugare lavoro e famiglia, sempre con un sorriso per la nostra clientela».
Qual è stata la sfida più grande? E la più grande soddisfazione?
«La burocrazia sempre più complessa, senza dubbio. La più grande soddisfazione, l’amicizia dei clienti che ormai sono come una famiglia, per loro, qui, è casa».
Claudio e Giovanna: immaginate la vostra senza questo bar?
«No forse quando andremo in pensione… ma ormai l’arte è incarnata!»
Per i prossimi anni, cosa vi aspettate?
«Siamo alle soglie della terza generazione, può raccontarlo Alessia, nostra figlia, cresciuta fra i tavolini del bar e nostra mascotte ufficiale».
Alessia Penner, qual è il ruolo di una diciannovenne in un’attività così storica?
«Oggi sono qui a fare soprattutto da supporto, ancora non lavoro dietro il banco nel mio futuro potrebbe esserci la Casa del Caffè così come la Cina: ho studiato lingue e sto continuando, a settembre inizierò la facoltà Lingue straniere e culture per il turismo e il commercio internazionale, poi si vedrà. Di sicuro l’ambiente è bello, ci sono tante belle persone».
Qual è stato, secondo tutti voi, l’ingrediente per far durare 50 anni la vostra attività, in un contesto in cui tutti gli altri bar storici hanno chiuso o cambiato gestione?
«La relazione con i clienti, prendercene cura, ricordare i loro gusti, i loro nomi, ma anche quelli dei loro figli e perfino dei loro cani. Farli sentire davvero come a casa, con costanza, dedizione e un concetto di servizio che va oltre la tazzina del caffè, i gelati e i dolci, sia con gli habitué che con chi è di passaggio. La nostra passione, e, più di tutto, la perseveranza. Crisi, Covid, passaggio dalla lira all’euro, cambi generazionali: abbiamo passato tutto questo senza farci scoraggiare perché anche per noi, e non solo per i nostri avventori, questo bar è casa, questo bar è famiglia».
Cronaca
Vigolo Vattaro, escursionista di 47 anni muore dopo una caduta di 30 metri. Trovato grazie alla geolocalizzazione dell'iPhone
di Redazione
L’allarme lanciato dalla moglie dopo il mancato rientro. Il 47enne è stato individuato dalle squadre di soccorso: il medico ha potuto solo constatare il decesso
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.