L'appello

giovedì 22 Dicembre, 2022

Messa di Natale in Carcere, la direttrice: «Imprese offrano lavoro a chi esce». L’arcivescovo Tisi: «Qui il Natale è più vero»

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Durante la messa i detenuti hanno consegnato un messaggio al vescovo Tisi che ha celebrato la funzione: «Chiediamo alle persone di credere ancora in noi»

«Chiediamo una collettività più aperta che non si dimentichi del carcere solo per il fatto che non sta più al centro della città – ha dichiarato la direttrice del carcere di Trento Anna Rita Nuzzaci -. Ma soprattutto, ed è un appello che rivolgo in particolare alle imprese e ai piccoli artigiani, una collettività che possa offrire la possibilità, per chi esce dal carcere, di trovare un lavoro e rifarsi una vita». Nuzzaci ci ha tenuto a sottolineare questo suo forte pensiero a margine di un appuntamento cruciale per la popolazione carceraria.

La messa è stata celebrata dal vescovo Lauro che ha espresso vicinanza ai detenuti e raccolto un loro sentito messaggio. «Lei ci porta speranza e fiducia – hanno dichiarato gli ospiti del carcere di Trento -. Chiediamo alle persone di credere ancora in noi». Don Lauro: «Sogno che possiate trovare chi vi porta nel cuore e al quale regalare la vita»

Tradizionale s. Messa natalizia dell’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, domenica scorsa 18 dicembre, nella Casa circondariale di Spini di Gardolo insieme ai detenuti, al personale (polizia penitenziaria ed educatori), ad alcuni volontari. «Siamo felici di accoglierla, la sua presenza è una risposta al nostro bisogno di speranza e di fiducia”, ha detto uno dei detenuti all’Arcivescovo all’inizio della Messa, concelebrata dal cappellano del carcere don Mauro Angeli accanto al diacono Fabio Chiari, referente della Caritas diocesana, da anni impegnata in molteplici servizi nella struttura detentiva a Spini. Il portavoce dei carcerati ha poi ricordato i quattro verbi risuonati dietro le sbarre nelle settimane d’Avvento: sognare, attendere, domandare, convertire. “Mentre ci diciamo disposti a cambiare per non compiere più errori, ci domandiamo però – si è interrogato a nome di tutti i detenuti presenti – quale futuro ci attende. Per questo chiediamo alle persone di credere ancora in noi».
All’Arcivescovo si è rivolta anche la direttrice Anna Rita Nuzzaci, dal 2019 alla guida del carcere cittadino dopo aver guidato per 16 anni il carcere di Bolzano: «Grazie vescovo Lauro per la sua vicinanza alla fragilità, che non è solo quella delle persone qui detenute, perché la fragilità appartiene a noi tutti. Ne è prova anche il nostro ordinamento che, come la religione, vuole tendere la mano, per dire che non è mai troppo tardi per cambiare».
«Oggi posso dire che qui è davvero Natale, perché in carcere, così come negli ospedali, siamo sicuri della presenza del Signore –  ha esordito don Lauro -. Sogno per voi – ha aggiunto nell’omelia – che possiate uscire e trovare chi vi porta nel cuore e al quale voi stessi possiate regalare la vita. La sofferenza maggiore è percepire che non hai nessuno a cui regalare la vita, questo è il vero carcere. Qui, invece, c’è molta più vita di quello che si pensa, anche perché spesso vi aiutate come nessuno sa fare.
Anche quest’anno i detenuti hanno allestito l’albero di Natale e un grande presepe dalla cui capanna, posta ai margini – un po’ come accade con il carcere ai bordi della città –, si diparte un fiume e una catena luminosa, segno di energia e vita che si propaga a partire da quel Bambino di Betlemme costretto a nascere in una stalla. «Grazie per la vostra testimonianza, vi ricorderò il giorno di Natale nella Messa in cattedrale» ha assicurato don Lauro ai detenuti e a tutto il personale del carcere, in particolare agenti di polizia penitenziaria, educatori e insegnanti ai quali ha riservato un grazie particolare per il delicato servizio svolto nella struttura di Spini. Con la promessa di ritornare a celebrare l’Eucarestia nella settimana pasquale. «Chiediamo – ha aggiunto la direttrice Nuzzaci – una collettività più aperta che non si dimentichi del carcere solo per il fatto che non sta più al centro della città, ma soprattutto – ed è un appello che rivolgo in particolare alle imprese e ai piccoli artigiani – una collettività che possa offrire la possibilità, per chi esce dal carcere, di trovare un lavoro e rifarsi una vita».
Davanti al presepe all’interno del carcere, monsignor Tisi ha anche registrato il videomessaggio di auguri alla comunità trentina che sarà diffuso alla vigilia di Natale.