L'analisi

mercoledì 1 Aprile, 2026

L’Italia del Mondiale fallito: i giovani ignorati, il sistema che non va e l’orizzonte cupo

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L'Italia ama illudersi: se ieri i rigori fossero andati diversamente i problemi del nostro calcio sarebbero finiti nuovamente sotto il tappeto

Ormai è diventato un triste ritornello. Restando alle qualificazioni mancate, la voglia di «rivoluzione totale» che si è puntualmente ripresentata in queste ore – praticamente a partire dal momento stesso in cui Donnarumma ha solo sfiorato il rigore del bosniaco Bajraktarevic – l’avevamo già sentita nel novembre del 2017 e nel marzo del 2021, quando l’Italia aveva sbattuto contro Svezia e Macedonia del Nord vedendo sfumare il biglietto per i Mondiali di Russia e Qatar. Non occorre la memoria di un elefante per ricordare che pure nel 2010 e nel 2014, quando il cammino azzurro alle rassegne iridate di Sudafrica e Brasile si chiuse mestamente al termine della prima fase, il refrain fu lo stesso. La statistica è impietosa: dal 10 luglio 2006, day after della magica notte di Berlino, l’Italia ha vinto un solo match iridato (contro l’Inghilterra nel 2014), non entrando mai nella top 16 planetaria, un obiettivo che un tempo era considerato il minimo sindacale e per il quale bisognerà attendere – come minimo – altri quattro anni. Probabilmente, se solo i penalty di ieri sera avessero dato esito diverso, i palesi problemi del nostro pallone sarebbero finiti sotto il tappeto un’altra volta, come capitato ad esempio nell’estate del 2021 quando gli Azzurri di Roberto Mancini conquistarono l’Europeo.

D’altronde, dopo le batoste nel girone al cospetto della Norvegia, c’è stato chi ha tirato in ballo i metodi di qualificazione che non premierebbero le squadre europee, sottolineando i «fantastici» sei successi italiani nel girone, dimenticandosi (si fa per dire) che le avversarie si chiamavano Israele, Estonia e Moldova. In questo contesto, lasciando perdere le vergognose uscite del presidente federale, ci si riempie la bocca di «talenti che mancano all’appello», eppure le selezioni giovanili brillano da tempo (l’under 20 è arrivata seconda al Mondiale 2023, nello stesso anno l’under 19 ha vinto l’Europeo, tanto per fare alcuni esempi), ma ciò che manca è soprattutto la capacità di inserire questi ragazzi nelle varie prime squadre. E, quando accade, gli stessi giovani si trovano in una dimensione – quella del campionato italiano – che va a velocità ridotta (in tutti i sensi, sia in campo che fuori) rispetto alle migliori leghe europee. Il vero problema, calcisticamente parlando, è che l’orizzonte è cupo. Speriamo di sbagliarci.