giovedì 4 Giugno, 2026
L’impresa dei sub nel lago di Caldonazzo per ritrovare la fede di un turista: «È stato come cercare un ago in un pagliaio»
di Johnny Gretter
«Siamo scesi con le torce subacquee, nella fanghiglia abbiamo trovato di tutto: bottiglie, occhiali rotti, chiavi...»
D’ora in poi, per il genovese Fabrizio Spiniello il 2 giugno sarà una festa per un motivo in più. Ieri, infatti, è stato il giorno in cui gli è stato restituito qualcosa di insostituibile: la fede nuziale che aveva perso nel lago di Caldonazzo. Un’operazione di recupero molto particolare che è stata conclusa in appena mezz’ora dai sub dell’associazione Ata di Levico, gruppo sportivo specializzato in immersioni. Armati di bombole, torcia e metal detector, Florio e Thomas (padre e figlio) hanno potuto restituire a Spiniello un anello dal valore affettivo inestimabile.
L’anello perduto
«Era una missione che mi sembrava impossibile, ma ce l’hanno fatta in poco più di mezz’ora – racconta Fabrizio Spiniello, ancora emozionato -. Siamo venuti qui in Trentino per il matrimonio di un amico di Genova, e abbiamo deciso di approfittare della domenica per fare una gita al lago, a Calceranica. Facendo il bagno, però, la fede mi è scivolata dal dito».
Ricordando la zona in cui aveva perso l’anello (nei pressi della spiaggia libera di Calceranica) Spiniello e i suoi amici hanno cercato di recuperarlo per conto loro. «Ci siamo scervellati, ma non abbiamo trovato modo di ritrovarlo – aggiunge -. La visibilità è molto scarsa e visto che il fondale in quell’area si trova a 4 metri arrivarci in apnea è molto difficile».
A un certo punto, arriva l’illuminazione. «Mi è venuto in mente di cercare su Google un centro sub nelle vicinanze: così ho trovato la pagina del gruppo Ata di Levico, con il numero di telefono. Il presidente Ivan Sergiani mi ha risposto subito: lui non si trovava in Trentino in quel momento e così ha girato il mio contatto a due dei membri della sua associazione».
Padre e figlio in soccorso
Dopo essersi messi d’accordo, ieri mattina Spinello si è incontrato con Florio e suo figlio Thomas che, casualmente, erano disponibili proprio in questi giorni. «Ho cominciato a fare immersioni circa sei anni fa assieme a Thomas: ho aspettato che avesse l’età giusta così da iniziare i corsi assieme», racconta Florio.
L’operazione è stata tutt’altro che semplice. L’anello era finito a ben 4 metri di profondità, in un punto del fondale (come accade nei laghi) pieno di limo e polvere, con una visibilità decisamente scarsa. «Ci siamo portati dietro l’attrezzatura – spiega ancora il sub -. È necessario usare le bombole: lì il lago non ha visibilità ed è necessario stare molto attenti. Appena si tocca il fondo si alza il pulviscolo e quindi diventa necessario cercare alla cieca».
Oltre alle bombole, i due si sono portati dietro anche una torcia e un metal detector. «Noi scendiamo in ogni caso con le torce subacquee, con una potenza luminosa molto elevata – aggiunge Florio -. Quando si cerca qualcosa si delinea innanzitutto un’area di ricerca e la si “sorvola” a circa mezzo metro di distanza, per non alzare polvere. Per fortuna le fede era giù da poco: avanzava dalla fanghiglia e siamo riusciti a vederla a occhio. Abbiamo tirato su anche molta spazzatura: bottiglie, occhiali rotti, chiavi. Anche il soffione di una doccia».
Un’operazione complessa
Il risultato non era scontato. Un po’ come trovare un ago in un pagliaio. Al buio. Tra i rifiuti. E in mezzo al fango. «Per fare un esempio, le condizioni di recupero in mare sarebbero state più comode – prosegue il sub -. C’è molta più visibilità nell’acqua e sul fondo, con la corrente, non si deposita uno strato di limo».
Per l’associazione Ata resta così la soddisfazione di aver recuperato un oggetto inestimabile. «Oggi è stato un gran giorno, perché oltre alla Festa della Repubblica, siamo riusciti a restituire qualcosa di veramente prezioso a Fabrizio Spiniello che ci aveva contattati con la speranza di poterlo aiutare – scrive l’associazione in una nota -. Felicissimi di essere stati d’aiuto». E felicissimo lo è stato ovviamente anche Spiniello. «Appena siamo saliti dal lago ci ha abbracciato, senza badare al fatto che fossimo ancora in muta, entrambi fradici – conclude Florio -. Non era scontato che la trovassimo, ma se possiamo aiutare lo facciamo volentieri: quando c’è il valore sentimentale ci si mette la mano sul cuore».