Scuola

giovedì 11 Giugno, 2026

Legge Valditara, scoppia la polemica. Il Pd contro Gerosa: «Giunta piegata ai diktat di Roma, parlare ancora di “ideologia” è un insulto»

di

Anche la Commissione Pari opportunità contro l'adozione del testo: «Nell'educazione all'affettività rientrano anche la prevenzione di bullismo, violenza di genere e discriminazione»

«Le dichiarazioni dell’assessora provinciale all’Istruzione Francesca Gerosa sulla ricezione della legge Valditara in Trentino destano profonda preoccupazione e segnano un gravissimo arretramento culturale per la nostra scuola e per l’autonomia».

Le Donne democratiche del Trentino contestano quella che chiamano «retorica retrograda e intrusiva» a proposito della necessità, invocata dall’assessora Gerosa in uniformità alle regole nazionali, di chieder il consenso informato delle famiglie per i corsi scolastici sull’affettività dei figli. Le Donne democratiche attaccano: «Parlare ancora di “ideologia” per nascondere la paura dell’educazione alle differenze è un insulto al lavoro pluriennale di docenti, esperti e reti territoriali che da anni operano nelle scuole con criteri scientifici e pedagogici rigorosi. La vera ideologia è quella di chi vuole nascondere la testa sotto la sabbia di fronte alle piaghe del bullismo, delle discriminazioni e della violenza di genere, che si contrastano proprio a partire dai banchi di scuola».

Le Donne democratiche ritengono inaccettabile, poi, il passaggio in cui Gerosa contrappone l’educazione all’affettività alle materie tradizionali: «Sentirsi dire che “non si toglie un’ora di matematica per un’ora di corso sulla sessualità” dimostra una visione parziale e antiquata della formazione. L’educazione al rispetto, al consenso, alla corporeità e alla gestione delle relazioni non è un “riempitivo” da sacrificare sull’altare del programma, ma la base fondamentale per formare cittadine e cittadini consapevoli. Una scuola che istruisce ma non educa alle relazioni è una scuola che abdica al suo ruolo sociale più alto».

Nella loro nota, le donne dem sottolineano come mentre «la giunta Fugatti si adegua ai diktat ministeriali, la società civile trentina si muove in direzione ostinata e contraria. Come Donne Democratiche siamo orgogliose di aver contribuito attivamente, insieme a decine di associazioni, alla raccolta firme per il disegno di legge di iniziativa popolare per l’introduzione dell’educazione di genere e all’affettività nelle nostre scuole. Migliaia di cittadini e cittadine hanno firmato perché credono in una scuola aperta, inclusiva, capace di prevenire la violenza e promuovere la parità reale».

«La proposta di legge popolare è la nostra risposta concreta e la vera bussola che la Provincia dovrebbe seguire. Invitiamo l’assessora Gerosa a fermarsi, ad ascoltare il territorio e a non trasformare la scuola trentina in un terreno di propaganda elettorale. La salute relazionale ed emotiva delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi viene prima di qualsiasi bandierina di partito».

Sul piede di guerra anche la Commissione provinciale Pari opportunità: «Il tema è delicato perché riguarda il rapporto tra famiglia e scuola e, proprio per questo, dovrebbe essere affrontato senza contrapposizioni ideologiche. Cosa che invece è sempre fonte di scontro politico. Comprendiamo l’importanza del ruolo delle famiglie nell’educazione dei figli e delle figlie, ma non possiamo non esprimere la nostra contrarietà, dopo aver raccolto le preoccupazioni espresse da tante associazioni, professioniste e professionisti che da anni lavorano nella prevenzione della violenza e nella promozione delle pari opportunità».

Aggiunge la commissione: «L’Europa incoraggia e finanzia attività volte all’istruzione affettiva e ha invitato gli Stati dell’Unione a seguire gli standard dell’Oms in materia. L’educazione sessuale è inserita anche negli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 approvata dall’ONU nel 2015». La Commissione ne fa anche una questione di equità: «L’educazione all’affettività e alla sessualità riguarda un ambito molto ampio in cui rientra non solo la sfera sessuale ma anche l’educazione al rispetto, al consenso, alla gestione delle emozioni, alla prevenzione del bullismo, delle discriminazioni e della violenza di genere. Significa affiancare ragazze e ragazzi nella costruzione di relazioni sane e consapevoli. Di fronte ai continui episodi di violenza contro le donne, al cyberbullismo e al crescente disagio giovanile, non possiamo limitarci a intervenire dopo che i problemi si manifestano. Preoccupa il rischio che si creino percorsi diversi tra studenti e studentesse, con alcuni che possono accedere a queste opportunità formative e altri che ne restano esclusi».