I nostri soldi
domenica 15 Settembre, 2024
La Provincia aumenta il tetto degli stipendi dei manager pubblici: si può arrivare a 190 mila euro
di Donatello Baldo
Il provvedimento pre-adottato dall giunta: il limite oggi è di 155 mila euro
Da 155 mila euro lordi all’anno a 190mila. La giunta provinciale, in una delibera in pre-adozione (verrà approvata soltanto dopo il parere del Consiglio delle Autonomie, come da prassi) aumenta il tetto dei compensi massimi a cui possono arrivare i dirigenti delle società controllate dalla Provincia: Itea, Trentino Sviluppo, Patrimonio del Trentino, Cassa del Trentino, Trentino school of management, Trentino Trasporti, Trentino Digitale e Trentino Riscossioni. Tetto che era fermo dal 2010, mai più modificato, ma ora, anche se fosse adottato il suo innalzamento, sarebbe in ogni caso ben lontano dal limite massimo previsto a livello nazionale dalla legge Madia, che lo fissa a 240mila euro lordi.
Ma anche un aumento di 35 mila euro farà discutere, anche perché alla base della decisione c’è questo assunto: se in Trentino i manager pubblici sono pagati poco, questi scappano e vanno altrove. Assunto però messo in dubbio da molti, dai sindacati soprattutto, e a livello politico da Onda, il cui rappresentante in Consiglio provinciale, Filippo Degasperi, già in passato era intervenuto per contraddire questa affermazione. Che era stata fatta propria anche dal governatore Fugatti, che aveva anticipato la volontà della giunta di rivedere il limite dei 155mila euro.
Tant’è che s’era sparsa addirittura la voce che i vertici dirigenziali si fossero addirittura incontrati con il direttore generale della Provincia Raffaele De Col per chiedergli di portare allo stesso Fugatti la loro richiesta: adeguarsi al limite nazionale, 240mila euro lordi all’anno. Allora erano intervenuti i sindacati che, con una sola voce, condannavano questa ipotesi, e anche l’opposizione aveva alzato le barricate: «Prioritario elevare il potere di acquisto per le fasce più deboli prima di prevedere aumenti così cospicui alle fasce più alte come i dirigenti, questo senza nulla togliere all’importanza del loro lavoro e delle loro responsabilità», dichiarava alla stampa il capogruppo dem Alessio Manica.
Ma tornando a Filippo Degasperi, da sempre critico nei confronti della tesi che l’aumento dei compensi dei dirigenti delle società controllare serve per evitare la fuga dei manager, il consigliere nei mesi scorsi ha presentato un’interrogazione a riguardo. «Considerato l’allarme lanciato dal Presidente Fugatti, secondo cui le retribuzioni dei dirigenti delle società provinciali sarebbero troppo basse provocandone la sistematica fuga», il consigliere di Onda chiedeva alla giunta di conoscere «il costo dei direttori generali delle società partecipate» e «quanti di questi hanno lasciato l’incarico negli ultimi 5 anni per dimissioni volontarie, esclusi i casi di pensionamento». Depositata a maggio, l’interrogazione non ha avuto risposta: «No — conferma Degasperi — perché si dimostrerebbe che nemmeno uno se n’è andato perché i soldi sono meno rispetto ad altrove. Quei pochi che se ne sono andati lo hanno fatto per altri motivi. Si vogliono aumentare le retribuzioni, punto, ma non si dica che altrimenti i manager se ne vanno, perché non è così».
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