L'editoriale

martedì 19 Maggio, 2026

Jannik Sinner, un mito perbene

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Il campione altoatesino è la prova vivente che si può essere «vincenti» senza comportamenti tossici: un vero simbolo, anche morale, del nostro Paese

Basterebbero i numeri. 29 titoli, tra cui 4 Slam, 10 Masters mille e le Atp Finals (2 volte). Più le due Coppa Davis vinte da trascinatore con l’Italia. E le 72 settimane da numero 1 del mondo, già oggi undicesimo di tutti i tempi in questa classifica. Jannik Sinner, inoltre, dopo il trionfo di Roma, è il più giovane giocatore e il secondo di sempre (l’altro è un certo Novak Djokovic) ad aver realizzato il Career Golden Slam, cioè ad aver conquistato tutti i 9 Masters 1000 in calendario. Insomma, il nostro a nemmeno 25 anni ha vinto (quasi) tutto. Gli manca solo il Roland Garros, che inizia oggi, quindi forse ne riparliamo tra due settimane…

Ma Jannik Sinner va al di là dei numeri. Stiamo parlando probabilmente del più grande sportivo italiano di sempre. Più di Valentino Rossi. Più anche di Alberto Tomba, che pure negli anni Novanta fermava letteralmente l’Italia. Perché il tennis è sport planetario, con un allure che trascende discipline di «nicchia» come motociclismo e sci. Jannik infatti ha valicato persino i confini sportivi ed agonistici ed è entrato nell’immaginario italiano. Oggi lo conoscono tutti, anche chi non ha mai visto una partita di tennis in vita sua. È, in sostanza, un fenomeno non solo tennistico o sportivo, ma di costume. Da questo punto di vista, l’unico che può «competere» con lui è Roberto Baggio, campione icona del Paese quando giocava, popolare in tutto il mondo, «divinità» ancora oggi.

È emblematico, in tal senso, che il presidente della Repubblica si sia scomodato per venire a premiarlo. In questi tempi di cinismo universale e anti-politica rischia di essere considerato un fatto scontato, invece non può essere minimizzato. Vedere Mattarella, uomo sobrio, perfino timido, accanto a Sinner al Foro Italico vale più di mille editoriali e ci consegna il vero significato di cosa rappresenta oggi il ragazzo di Sesto Pusteria: un simbolo, anche morale, dell’Italia. Non è retorica, attenzione. Da sempre un Paese si rappresenta anche attraverso le gesta dei campioni o degli artisti. E chi meglio di Sinner oggi può farlo? Un fuoriclasse che rende viva, vera, e con pieno diritto, una frase spesso abusata e inflazionata: l’essere esempio per i giovani. Jannik un esempio lo è nei fatti, nei comportamenti, nelle dichiarazioni, nell’umiltà. Sempre in tema di cinismo universale, qualcuno potrebbe storcere il naso e ridurre tutto a «protocollo», a una posa costruita per il pubblico e in pubblico. Ma quella di Jannik non è posa, è semplicemente educazione. Lui è così, una persona educata, figlio di una famiglia semplice di brave persone.

Nel privato è chiaramente un ragazzo di vent’anni, con le sue esuberanze e i suoi tormenti, come tutti. Peraltro, chi scrive, lo ha conosciuto e lo descrive come un carattere solare, decisamente allegro, scherzoso, compagnone, attitudini più frenate nella sfera pubblica. Ma qui subentra un senso di responsabilità, una declinazione etica nella sua postura. Sinner sa di essere un’icona, è consapevole di poter condizionare i comportamenti di bambini e ragazzi: e quindi si muove con pudore, attenzione, con atteggiamenti sani. Si chiama intelligenza: quell’intelligenza di chi si rende conto di maneggiare un’arma potente (la popolarità) e la usa con grazia e non con grossolanità.

A proposito. La narrazione imperante dice che generalmente l’Italia ama più gli irregolari, i borderline, i personaggi fuori dalle righe, che non quelli educati. Ma è più uno stereotipo, un cliché su cui ci piace appiattirci, una narrazione consolatoria per rassegnarci al fato della mediocrità e compiacerci fatalmente dei nostri difetti. Ma non è la verità: perché se poi andiamo a vedere, l’Italia ama Sinner, come, dicevamo, adorava Baggio, altro uomo tranquillo che diventa mito. Significa, checché se ne dica, che noi italiani siamo meglio di quello che crediamo, e che vogliamo essere rappresentati delle persone perbene. Sinner, in tal senso, è un balsamo perché può darci la spinta non tanto a trovare il successo, ma a esprimere la nostra identità attraverso azioni virtuose, sane, oneste. Lui è la prova vivente che si può essere «vincenti» senza comportamenti tossici. E la miglior definizione di vincente l’ha data proprio Jannik, rispondendo a chi gli chi chiedeva di contare i trofei: «La cosa di cui vado più fiero è essere rimasto me stesso».