la storia

domenica 10 Marzo, 2024

Italiana, da 24 anni segue Ramadan con il marito: «È stata una mia scelta»

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Oggi è il primo giorno del mese sacro per la comunità musulmana. Nata e cresciuta a Trento, Cristina Moser racconta il suo digiuno: «Quest’anno sarà più difficile per me mangiare all’iftar sapendo che i palestinesi non possono farlo»

È iniziato Ramadan. Oggi è il primo giorno di digiuno del mese sacro per la comunità musulmana e quando si tratta di musulmani automaticamente si pensa a una carnagione più o meno olivastra, capelli scuri, occhi scuri assieme a origini arabe o del sud est asiatico. Invece, in Trentino, c’è anche chi osserva il digiuno ma ha bellissimi occhi verdi e origini trentine in tutto l’albero genealogico. Parliamo di Cristina Moser, nata e cresciuta a Trento e che da ben 24 anni osserva il Ramadan assieme al marito, Djamal Boukheddouni di origine algerina. E pensare che si sono conosciuti proprio nel mese di Ramadan, nel lontano 1998. «Io ero dipendente di un negozio in centro città mentre lui si occupava di consegnarci la merce» racconta Cristina. Un vero colpo di fulmine e a marzo del 1999 Cristina e Djamal convolano a nozze. «Per me – continua – è stata una cosa straordinaria ed inaspettata. Djamal mi chiese subito di sposarlo perché, sai, io abitavo già sola e non potevamo andare a convivere. Ho scelto a scatola chiusa e mi è andata bene elhamdolillah. Oggi abbiamo due figli e quest’anno festeggiamo le nozze d’argento. Il tempo è volato». Il mio orecchio si ferma per un istante a quel ‘elhamdolillha’ detto con così tanta disinvoltura e Cristina continua il suo racconto aprendo una finestra sul suo graduale avvicinamento al mondo dell’islam. «Dopo essermi sposata ho voluto capire meglio e studiavo i libri che mi portava mio marito». Per Cristina la religione era un argomento completamente nuovo, perché sebbene avesse portato a termine tutti i sacramenti cattolici «perché all’epoca li facevano tutti» precisa, con una mamma atea non aveva mai frequentato attivamente la chiesa. «Dopo qualche tempo -procede Cristina – mi sono convertita davanti ad Allah ed ho fatto la testimonianza in presenza di mio marito ma non ho iniziato a pregare subito». Meno di un anno dopo, il primo Ramadan insieme che, all’epoca, cadeva ancora d’inverno e Cristina non nasconde di preferirlo all’estate «con 18 ore di digiuno, il caldo, la sete è davvero difficile». Poi continua: «Eravamo ancora senza figli e c’era una complicità magica. Lui si alzava per pregare mentre io mangiavo con lui il suhur all’alba e digiunavo fino al tramonto per fargli compagnia e per farlo sentire meno lontano da casa e dalla sua famiglia in Algeria. Lui era molto felice. Se ci penso mi vengono ancora le lacrime agli occhi». Poi le gravidanze e l’allattamento che hanno esentato Cristina dal digiuno per qualche anno, «ora in menopausa non ho più via di scampo» (ride ndr). Negli anni però il mese del Ramadan ha assunto un’importanza sempre più grande anche perché Cristina, nel frattempo, aveva imparato a recitare qualche sura a memoria per pregare. «Purtroppo, però, non ho mai imparato a leggere il corano in arabo, quindi, lo leggo in italiano» precisa, spiegando anche che per un periodo ci aveva provato senza risultati e che questo tuttora, ripensandoci, le crea un leggero senso di frustrazione. «Mio marito – continua – mi aveva anche spiegato che digiunare durante il mese sacro senza pregare rendeva lo sforza incompleto e, da quel momento, ho seguito mio marito nelle preghiere giornaliere e, per un periodo, andavo con lui a fare quella serale, il tarawih, che avviene dopo il tramonto e, generalmente, si svolge in moschea assieme alla comunità». Ma seguire il Ramadan in un Paese non musulmano comporta alcune difficoltà in più, «perché molte persone in Trentino non capiscono e io mi devo segregare in casa per evitare chi, cadenzatamente, mi tenta con del cibo o con dell’acqua». Anche l’iftar ha un sapore diverso e, durante la settimana, avviene separato: Djamal a partire da domani romperà il digiuno da solo nell’ufficio carico-scarico, perché conclude il turno a mezzanotte. Io sarò a casa mentre i miei due figli credo romperanno il digiuno al lavoro a seconda degli orari che avranno». Il weekend, invece, tutta la famiglia si ritrova riunita attorno al tavolo per condividere quel momento così prezioso ed è Djamal che si fa carico di preparare la cena e imbandisce il tavolo a festa. Quest’anno – tiene a ricordare Cristina – sarà ancora più diverso a causa di quello che accade in Palestina. Sarà molto difficile, per me, mangiare sapendo che milioni di persone, al momento dell’iftar, non potranno farlo». Poi conclude con una riflessione: «Da trentina ho avuto a che fare con persone convinte che io facessi Ramadan per seguire mio marito ma io nonho dubbi. È una mia scelta maturata nel tempo anche grazie agli studi e alle letture fatte negli anni e ne sono assolutamente convinta».