Giustizia
lunedì 8 Giugno, 2026
Intercettazioni illegittime in carcere, anche gli avvocati penalisti trentini non partecipano alle udienze dall’8 al 12 giugno
di Redazione
La Camera Penale di Trento aderisce allo sciopero nazionale dopo il caso Perugia: per sei mesi ascoltati i colloqui riservati tra quindici difensori estranei alle indagini e i loro assistiti
Il diritto di difesa, pilastro cardine dell’ordinamento costituzionale, calpestato all’interno delle sale colloqui di un istituto penitenziario. È questa la denuncia, netta e priva di sconti, che muove l’astensione dalle udienze e dalle attività penali proclamata dall’Unione delle Camere Penali Italiane, a cui ha aderito con convinzione anche la Camera Penale di Trento «M. Pompermaier». I penalisti incroceranno le braccia per cinque giorni, dall’8 al 12 giugno 2026, bloccando l’attività giudiziaria nei tribunali di tutta Italia per accendere un faro su quello che viene definito come un gravissimo vulnus democratico.
Al centro della protesta c’è quanto emerso in un procedimento della Procura della Repubblica di Perugia legato a un’ipotesi associativa finalizzata al traffico di stupefacenti. Il giudice aveva autorizzato l’intercettazione dei colloqui esclusivamente tra un singolo avvocato, iscritto nel registro degli indagati, e il suo assistito all’interno della casa circondariale di Perugia «Capanne». Le risultanze processuali hanno però svelato una realtà di tutt’altro segno: per ben sei mesi sono state registrate sistematicamente e indiscriminatamente le conversazioni di almeno altri quindici avvocati, del tutto estranei al decreto del giudice, mentre interloquivano con i detenuti nell’esercizio delle loro funzioni.
Nei nastri registrati sono finiti dettagli coperti da segreto professionale, strategie difensive che la difesa ha il diritto assoluto di non anticipare all’accusa, oltre a vicende personali e intime che nulla avevano a che fare con il reato oggetto dell’inchiesta. Una prassi in aperto contrasto con la normativa vigente, che pure nel 2024 è stata ulteriormente blindata imponendo l’immediata interruzione dell’ascolto non appena la captazione riguardi soggetti non autorizzati.
Il caso ha assunto dimensioni tali da spingere il Ministero della Giustizia a disporre un’ispezione immediata a Perugia per fare piena luce sull’accaduto. Una mossa che tuttavia non frena la mobilitazione degli avvocati, decisi a pretendere il rispetto rigoroso delle regole del giusto processo.
Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Trento evidenzia come una simile violazione del diritto di difesa sia inammissibile, anche se in ipotesi dovuta a incuria o errore. I colloqui tra difensore ed assistito sono infatti garantiti dalla Costituzione, dalla Cedu e dal Codice di procedura penale, e devono rimanere strettamente riservati, in particolar modo all’interno di un luogo di detenzione.
L’obiettivo dell’astensione di questa settimana è richiamare con forza l’attenzione pubblica ed evitare che simili episodi possano ripetersi o, peggio, legittimare prassi illegittime nei tribunali e nelle carceri italiane. Secondo i rappresentanti dei penalisti trentini, infatti, «il diritto di difesa è un bene prezioso che non può essere solo riconosciuto in astratto, ma che va garantito rigorosamente, per non compromettere la fiducia nel rispetto delle regole, nel buon funzionamento della giustizia e l’affidamento dei cittadini nei confronti dei loro difensori».