In Trentino gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail sono diminuiti sensibilmente rispetto a quattordici anni fa, ma il fenomeno continua a coinvolgere migliaia di lavoratori ogni anno. È quanto emerge dalla serie storica dell’Annuario statistico Ispat, che raccoglie i dati relativi agli infortuni denunciati dalle aziende all’Inail per genere e settore di attività economica. La serie disponibile copre il periodo 2010-2024.
Nel 2010 le denunce complessive erano 12.777, di cui 8.872 relative a lavoratori e 3.905 a lavoratrici. Nel 2024 il numero è sceso a 9.325, con 6.000 infortuni denunciati tra gli uomini e 3.325 tra le donne. In poco più di un decennio si registra quindi una diminuzione di circa 3.450 casi, pari a quasi il 27 per cento.
Il calo è particolarmente evidente nel confronto con il 2010 nel comparto dell’industria e dei servizi, passato complessivamente da 9.239 denunce a 6.590. Anche l’agricoltura registra una diminuzione, da 929 casi a 621.
Ma dietro il dato complessivo si nascondono differenze importanti tra i settori. Nel 2024, nell’industria e nei servizi, il numero maggiore di denunce riguarda le attività manifatturiere, con 1.030 casi complessivi, seguite dalle costruzioni, con 679, e dal trasporto e magazzinaggio, con 492. Rilevante anche il dato del commercio, che arriva a 518 denunce.
C’è poi il settore della sanità e dell’assistenza sociale, dove il rapporto tra uomini e donne si ribalta: nel 2024 sono state denunciate 172 denunce tra gli uomini e 511 tra le donne, per un totale di 683 casi. È uno dei comparti nei quali la componente femminile pesa maggiormente sul totale.
Anche alloggio e ristorazione presentano un dato significativo: nel 2024 sono state 483 le denunce, 225 relative a uomini e 258 a donne. Nel settore delle costruzioni, al contrario, la componente maschile è largamente prevalente, con 668 denunce contro 11 tra le donne.
Il confronto con il 2023 mostra inoltre una ripresa delle denunce complessive: si passa da 8.149 casi a 9.325, con un aumento di circa 1.176 infortuni. L’incremento riguarda sia gli uomini, passati da 5.372 a 6.000, sia le donne, da 2.777 a 3.325.
La lettura dei dati deve comunque tenere conto della natura della rilevazione: si tratta di infortuni denunciati dalle aziende all’Inail e classificati secondo il settore di attività economica. L’Ispat precisa che, ai fini della tutela assicurativa obbligatoria, viene considerato infortunio l’evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro dal quale derivi la morte, un’inabilità permanente oppure un’inabilità temporanea con assenza dal lavoro superiore a tre giorni.
Il dato storico restituisce dunque un quadro nel quale gli infortuni denunciati sono complessivamente diminuiti, ma la sicurezza sul lavoro rimane una questione tutt’altro che risolta. La fotografia del 2024 mostra infatti che alcuni comparti continuano a concentrare una quota consistente degli incidenti e che il rischio assume caratteristiche diverse a seconda del tipo di lavoro e della composizione della forza occupata.
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