Sanità
venerdì 12 Giugno, 2026
Il punto sulle liste d’attesa: «Ancora 14mila visite da recuperare. Ma sono diecimila in meno rispetto allo scorso anno»
di Lucia Ori
L'assessore Tonina risponde all'informativa chiesta dalle opposizioni: «La riforma basata sui distretti aiuterà»
Liste d’attesa, ricorso alla sanità privata accreditata e riorganizzazione della medicina territoriale. Sono questi alcuni dei temi centrali affrontati ieri, in Consiglio provinciale, dall’assessore provinciale alla salute Mario Tonina nella comunicazione sullo stato del sistema sanitario trentino. Un’informativa richiesta dalle opposizioni dopo le criticità che negli ultimi mesi hanno interessato il sistema sanitario, dai problemi del nuovo Cup alle difficoltà di accesso ad alcune prestazioni.
Tonina ha difeso l’impianto complessivo della sanità trentina, sostenendo che il sistema continui a collocarsi tra i più performanti del Paese. L’assessore ha continuato a riconoscere l’esistenza di criticità legate ai tempi d’attesa, alla carenza di personale e alla crescente domanda assistenziale determinata dall’invecchiamento della popolazione. Uno dei passaggi più significativi della relazione riguarda il ruolo delle strutture private accreditate nel recupero delle liste d’attesa. Tonina ha ricordato che la collaborazione con il privato prosegue dal 2021 e che le risorse stanziate sono aumentate progressivamente: dai 25 milioni di euro del 2021 ai 32 milioni previsti per il 2026, comprensivi di 5 milioni destinati all’abbattimento delle liste d’attesa. Sul fronte delle liste d’attesa, Tonina ha rivendicato un miglioramento della situazione. Secondo i dati illustrati in aula, «al 9 giugno le richieste in preappuntamento ancora da evadere erano 14.453, contro le 24.329 registrate alcuni mesi fa». Un dato che, nelle intenzioni della giunta, dovrebbe testimoniare l’efficacia delle misure adottate per aumentare l’offerta di prestazioni e rendere più disponibili le agende di prenotazione.
L’altro capitolo destinato a incidere sull’organizzazione futura della sanità trentina riguarda la riforma della medicina territoriale. L’assessore ha annunciato che «la giunta sta lavorando a una modifica normativa che riporti al centro il distretto, trasformandolo in un vero e proprio “distretto sociosanitario”. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali, terzo settore e territorio, completando il percorso avviato con il Pnrr e con la riforma dell’assistenza territoriale».
Una prospettiva che ha trovato apprezzamento anche tra alcuni esponenti delle minoranze, pur tra molte riserve sull’attuale situazione del sistema sanitario. Ad aprire il confronto è stato Francesco Valduga (Campobase): «Non siamo certo inconsapevoli della possibilità di essere curati bene in Trentino», ha affermato, attribuendo però questo risultato «alla professionalità degli operatori» più che all’efficienza dell’organizzazione. Per l’ex sindaco di Rovereto, gli interventi adottati finora rischiano di essere soltanto «tamponi» incapaci di sostituire una riforma complessiva del sistema. Critica anche Paola Demagri (Casa Autonomia): «Molti operatori ci dicono di non sentirsi considerati e di essere diventati numeri». Ancora più duro Paolo Zanella (Pd), che ha indicato nella carenza di personale la vera emergenza del sistema, contestando il rischio che le nuove Case della Comunità si trasformino in contenitori privi delle risorse professionali necessarie». Gli ha fatto eco Filippo Degasperi (Onda). «Quando una quota così rilevante delle prime visite viene effettuata in libera professione non possiamo parlare di un sistema pienamente pubblico».
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